Benedetto XVI: Di Segni (rabbino capo Roma), “un interlocutore di altissimo livello, fermo nella fede e nelle convinzioni, ma disposto all’ascolto rispettoso”

“Benedetto XVI nel suo pontificato breve ma intenso ha lasciato un segno importante non solo nella sua Chiesa ma nel mondo intero. L’immagine di sé che proponeva era più quella del teologo, del professore, che quella del pastore. Per questo la sua ascesa al trono pontificio per molti sollevava domande e persino preoccupazioni”. Lo ha dichiarato Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, che in una nota sottolinea come “nel mondo ebraico in particolare si temeva una involuzione dottrinale e un rallentamento del dialogo che con Giovanni Paolo II aveva fatto molti passi avanti. Invece è stata proprio la profondità dottrinale che lo caratterizzava a dare forza e strumenti anche nuovi al percorso di amicizia”. “Benedetto XVI – ha aggiunto Di Segni – da una parte ha stabilito dei limiti precisi, dall’altra ha mostrato insolite aperture e ha combattuto pregiudizi radicati. Anche dopo il suo ritiro ha continuato a elaborare il suo pensiero discutendone con rabbini. La notizia della sua morte ci lascia con il rammarico e il rimpianto per la perdita di un interlocutore di altissimo livello, fermo nella sua fede e nelle sue convinzioni, ma disposto all’ascolto rispettoso”.

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