Consulta antiusura: mons. D’Urso (presidente), “combattere questo fenomeno facendo rete con istituzioni e volontariato”

“Si diventa poveri non sempre per motivi oggettivi, ma anche per esperienze di vita ispirate alla cultura consumistica, individualistica che culmina nel programma di procurarsi il danaro secondo l’antico adagio ‘maledetto e subito’”. Lo ha detto stasera il presidente della Consulta nazionale antiusura, mons. Alberto D’Urso, intervenendo al convegno in corso ad Assisi su “La lotta all’usura nell’esperienza francescana e nel servizio delle fondazioni anti-usura oggi”. Dati alla mano, mons. D’Urso ha ricordato che “se nel 2017 la gente ha consumato oltre 100 miliardi di euro in azzardo significa che ha delegato la felicità e la serenità alla “Dea bendata”: il passo dalla sala giochi ai negozi compro oro o all’usuraio è spesso davvero breve”. Dal presidente della Consulta un’accusa a “chi ha responsabilità istituzionali nel nostro Paese” per aver permesso che “adulti e bambini non sappiano fare a meno dei gratta e vinci, delle slot machine e delle diverse macchinette infernali”. “L’usura – ha aggiunto – è una piaga che ha risvolti sulla stabilità economica del Paese: è un fenomeno sommerso di cui si parla poco, anche se ogni giorno coinvolge migliaia di persone, famiglie e aziende”. Il presidente ha poi sottolineato il collegamento con la criminalità organizzata, che “si nutre del silenzio generato dalle paure della povera gente che vive nel terrore che da un momento all’altro possa capitare qualcosa di brutto ai propri cari, quando ci si ribella al proprio usuraio che da benefattore si trasforma in aguzzino”. Infine, mons. D’Urso ha indicato la via per venirne fuori, “facendo rete con le istituzioni nazionali e locali, con il volontariato, con la società civile, con decisioni improntate alla visione etica della vita, con l’apporto di competenze orientate a promuovere il bene comune e la dignità delle persone”.

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