Diocesi: mons. Caputo (Pompei), “le porte del santuario sono braccia aperte, rifugio sicuro per gli uomini e le donne del nostro tempo”

(Foto: Santuario di Pompei)

“Quale grande emozione proviamo oggi, noi tutti, nel vivere un momento davvero storico per il santuario di Pompei e per tutti i devoti della Madonna del Rosario sparsi nel mondo! Il 5 maggio di 120 anni fa, il beato Bartolo Longo era proprio qui, in questa piazza, per inaugurare la facciata monumentale del santuario di Pompei, che aveva voluto dedicare alla pace universale” e, oggi, “mettendoci in ascolto del beato, la cui testimonianza traccia i solchi del nostro quotidiano andare, aggiungiamo un altro tassello a questo tempio che genera in tutti il senso dello stupore”. Lo ha detto, stasera, l’arcivescovo di Pompei, mons. Tommaso Caputo, in occasione della inaugurazione e benedizione della nuova porta di bronzo del santuario, opera di don Battista Marello. “In altorilievo possiamo ammirare, tra le altre, la dolce figura della Madonna del Rosario e quella familiare del Beato Bartolo Longo. Già solo i loro tratti, raffigurati nel bronzo, saranno per i pellegrini un silenzioso richiamo alla misericordia, di cui è intrisa la storia e l’attualità di Pompei”, ha sottolineato il presule.
“La Porta è un potente simbolo evangelico” ed è Cristo “la porta per entrare nel regno dei Cieli. È Lui a riaprire la porta chiusa a causa del peccato di Adamo ed Eva. È Lui la porta varcata che ci rende fratelli e ci fa sognare”, come dice Papa Francesco nell’enciclica “Fratelli tutti”. “La porta diventa emblema di una Chiesa che trova forza nell’Eucarestia, incontro con il Signore vivente e, subito dopo, esce nelle strade dell’uomo – ha aggiunto mons. Caputo -. Lo vediamo bene in santuario le cui porte sono braccia aperte, rifugio sicuro per gli uomini e le donne del nostro tempo. Sono accolti dalla Madre, Ianua Coeli-Porta del Cielo, che li accompagna all’incontro con Gesù. Entrano dunque in chiesa, ma poi ne escono e tornano a vivere nella quotidianità, da missionari, capaci di gesti che cambiano e fanno nuova la storia dell’umanità”.
L’esempio è “sempre quello del beato Bartolo Longo. Trova forza nel Signore e poi realizza opere mirabili: edifica il santuario e le opere di carità, che davvero muovono le montagne, raddrizzando i sentieri di vite, spesso giovani vite, che altrimenti avrebbero conosciuto oscuri punti d’arrivo”. “Sì – ha osservato -, c’è bisogno di varcare questa porta per pregare, ma poi di tornare a varcarla per diventare, con le nostre azioni concrete, costruttori di pace, di fraternità, di perdono, di giustizia. La pandemia che stiamo vivendo è una prova dura, che mostra il suo volto più crudele con i più fragili, ma anche in questo tempo dobbiamo saper ascoltare la voce di Dio, riconoscere la sua volontà”.
Mons. Caputo, infine, ha rivolto un “pensiero profondamente grato” a Papa Francesco “per l’affetto, direi la predilezione, che riserva al santuario di Pompei”. Ricordando le parole del Papa oggi all’udienza, ha concluso: “Grazie, Santo Padre, le assicuriamo preghiere per le sue intenzioni e piena adesione al suo Magistero”.

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