Ucraina: Stawnychy (Caritas), “alle frontiere file di auto lunghe 20/30 km. Ora arrivano i più vulnerabili”

“In queste ore si è ridotto il numero delle persone sfollate che arrivano a piedi alla frontiere ma ci sono file di macchine lunghe anche 20 o 30 chilometri. Abbiamo allestito tende riscaldate dove distribuiamo cibo e bevande. Prima arrivavano persone con mezzi propri, ora accogliamo i più vulnerabili”. Lo dice Tetiana Stawnychy, presidente di Caritas Ucraina, una delle due Caritas che operano nel Paese e fanno capo alle Chiese greco-cattolica e di rito latino, nel suo intervento oggi ad un webinar organizzato da Caritas italiana. Oggi l’Unhcr ha annunciato che si è raggiunta la cifra di 1 milione di profughi. “Stiamo cercando di far arrivare beni di prima necessità nelle zone chiuse alle organizzazioni internazionali, tra cui Mariapol – spiega -. Riceviamo camion di aiuti anche dall’Italia e stiamo cercando di organizzarci. Per quanto possibile è meglio comprare in loco e nei Paesi limitrofi”. Paolo Beccegato, vice direttore di Caritas italiana, precisa infatti che “c’è un problema di stoccaggio e distribuzione dei generi alimentari, che devono seguire accurati protocolli. Anche i  farmaci non possono essere inviati a caso, bisogna rispettare la catena del freddo. In Ucraina ci sono ancora pochi magazzini di stoccaggio e si rischia grande confusione”. Si invitano perciò tutte le Caritas diocesane ad inviare denaro attraverso le raccolte fondi attivate, in modo da acquistare i beni di prima necessità sul posto e aiutare le economie locali. “Senza mortificare la generosità degli italiani – conclude don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana -, l’esperienza ci dice che non è bene agire d’impulso con la raccolta e l’invio di aiuti materiali. E’ tempo di coordinamento e corresponsabilità per aiutare tutti nel miglior modo possibile”.

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