Quaresima: mons. Marcianò (Omi), Lettera ai cappellani e ai militari “preghiera, digiuno, elemosina”

“In due anni è cambiato il mondo. E anche noi siamo cambiati. Abbiamo attraversato mesi di silenzio assordante per la pandemia, chiusi in casa e assetati di cosiddetta ‘normalità’. E ora, paradossalmente, il silenzio è stato interrotto dal rumore assordante delle bombe, da urla minacciose di un potere assoluto, dalla follia della guerra”. Con queste parole l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia (Omi), mons. Santo Marcianò, si rivolge ai cappellani e ai militari nella sua Lettera per la Quaresima 2022. “Ancora una Quaresima segnata da una preghiera inedita, legata ad angosce mai sperimentate. Ancora una Quaresima che vede voi, cari militari, pronti ad essere coinvolti per limitare e alleviare le conseguenze della guerra, così come avete fatto e fate per l’emergenza sanitaria. Ancora una Quaresima – scrive l’arcivescovo – che chiede alla nostra Chiesa dell’Ordinariato Militare di aiutarvi, di aiutarci tutti ad affrontare questa strada nuova, cogliendo la sfida di cambiare noi stessi”. Mons. Marcianò ricorda che “La Quaresima è tempo liturgico fatto per ‘convertirsi’ e la conversione è cambiamento che può far paura, generare incertezza, esigere distacco da abitudini, modi di essere, averi… ma tale cambiamento non è una prova di abilità; e un piccolo dettaglio lo dimostra: è la preposizione “con”, insita nella parola ‘con-versione’. Ed è qui – si legge nella lettera – il cammino della Quaresima, fatto di preghiera, digiuno, elemosina. L’elemosina ci aiuta ad accorgerci dell’altro, squarcia il velo su povertà delle quali non immaginavamo l’esistenza. L’elemosina non è tanto dare quanto darsi. L’elemosina di questa Quaresima possono essere i volti straziati dalla guerra, così come quelli contagiati o impoveriti dalla devastazione del virus Covid 19. Possono essere i tanti volti dei poveri più vicini a noi, per questo più sconosciuti. Possono essere i volti di coloro ai quali il nostro servizio, il vostro servizio di militari si rivolge; perché il servizio, se è vero servizio, ci cambia. Sempre!”. Conversione e digiuno. “Il digiuno ci fa guardare in modo nuovo a noi stessi offrendo, nell’apparente rinuncia, la misura di ciò di cui siamo capaci. Nelle restrizioni pandemiche, ci siamo scoperti bisognosi dell’essenziale, sperimentando come sia possibile vivere bene – talora vivere meglio – senza tanto superfluo. Il digiuno non è rinuncia eroica ma prepara il dono di noi stessi”. “Si può cambiare solo ‘con’. È il ‘con’ della preghiera, della presenza di Dio Padre che mai abbandona i Suoi figli. Convertirsi è accorgersi di questo Volto di Luce e di Pace, che brilla nelle oscurità dei dolori e delle guerre, nelle fatiche e nei rischi che costellano la vostra vita e missione di militari, nella storia dei popoli e nella complessa situazione internazionale”.

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