Ucraina: Grynevych (Caritas), “anche vescovi di Kiev e Kharkiv distribuiscono cibo e aiuti”. Si cercano luoghi sicuri per donne e bambini e magazzini

(Foto ANSA/SIR)

“A Kiev e Kharkiv anche i vescovi fanno i volontari e distribuiscono cibo alla popolazione: proseguiamo tutte le attività lavorando dai rifugi anti-aerei e cercando luoghi sicuri, nonostante a Kharkiv anche la curia e gli uffici della Caritas siano dati distrutti da un razzo”. Lo racconta da Kiev padre Vyacheslav Grynevych, direttore di Caritas-Spes Ucraina, intervenuto ad un webinar organizzato oggi da Caritas italiana, con i rappresentati delle Caritas diocesane. Lo stesso padre Grynevych, direttore di una delle due Caritas in Ucraina che fanno capo alla Chiesa greco-cattolica e di rito latino, ha detto che nella comunità religiosa dove vive a Kiev stanno accogliendo 37 bambini con le madri e supportano altre 2.000 donne e bambini. “Abbiamo parlato con ufficiali ucraini per cercare di portare i bambini in posti sicuri attraverso canali umanitari ma ci sono ancora tanti rischi”, spiega.  Proprio oggi l’Onu ha annunciato che 12  milioni di ucraini avranno bisogno di protezione umanitaria e già sono 1 milione le persone fuggite dal Paese: si prevede che si arriverà a 4 milioni di persone. “Al momento stiamo facendo una mappa dei bisogni in ogni regione e ci stiamo preparando all’arrivo degli aiuti, con magazzini in 5 città. Abbiamo anche aperto un ufficio di emergenza con tre operatori e un magazzino di stoccaggio a Varsavia – informa il direttore di Caritas Spes -. Alla frontiera distribuiamo pasti caldi a 2.000 persone e forniamo accoglienza e alloggi per 600 persone”. A Kiev e in molte città colpite dai bombardamenti “i negozi sono chiusi o vuoti – prosegue – le infrastrutture sono state danneggiate. Colpiti anche ospedali e un centro perinatale”. Caritas Spes-Ucraina attiverà oggi anche un call center con una una linea telefonica dedicata per rispondere alla richieste di tante persone disperate che chiedono aiuto. Entrambe le Caritas ucraine si raccomandano di inviare denaro per acquistare in loco o nei Paesi limitrofi beni alimentari e non.

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