Movimento apostolico ciechi: Nocera (Mac), “riusciamo a vivere se la società si coordina con i nostri bisogni alla pari degli altri”

“L’inclusione scolastica delle persone cieche è stata all’inizio faticosissima”. Così rammenta Salvatore Nocera, presidente nazionale emerito del Movimento apostolico dei ciechi (Mac), durante la giornata di condivisione promossa dallo stesso Movimento oggi a Roma. “Credevo – afferma – profondamente nell’inclusione delle scuole comuni. Dopo scontri, siamo riusciti ad andare avanti. Già nel 1978 il Mac ha istituito il premio Muñoz per gli studenti ciechi meritevoli per far vedere che i ciechi non erano solo bisognosi di assistenza ma davano aiuto agli altri. Nella Chiesa è stato più difficile perché la Chiesa era abituata a vederci come oggetto di attenzione e legata ancora a una visione medica della minorazione non solo della cecità. Non per nulla fummo inseriti già allora nel Dicastero della Pastorale della salute. Questo è un problema che ci ha angustiato e ancora ci angustia. La disabilità fino al 2000 era considerata in Italia un requisito personale: la persona era aiutata a superare la minorazione. Dal 2000 invece, con l’introduzione della classificazione del funzionamento del corpo umano, la disabilità è stata interpretata e vissuta come la mancata risposta della società. Non era più un requisito ma una omissione da parte della società che non sapeva adeguarsi ai bisogni delle persone. Sono perplesso che oggi, con la riorganizzazione della Curia, siamo stati integrati nel nuovo Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale ma ancora nell’Ufficio della Pastorale della salute. In questo, la Chiesa dimostra di essere arretrata rispetto ai segni dei tempi perché la Convenzione Onu ha stabilito da tempo che non siamo persone che hanno sempre bisogno di cure. Riusciamo a vivere se la società si coordina con i nostri bisogni alla pari degli altri”.

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