Anziani: progetto “Inclusive ageing in place – In-Age”, “potenziare e innovare assistenza domiciliare”

Nel progetto “Inclusive ageing in place — In-Age” – portato avanti da Politecnico, Inrca, Università Mediterranea di Reggio Calabria e Auser -, che affronta il tema della condizione di fragilità delle persone anziane e i relativi rischi di isolamento sociale, che stamattina ha visto il suo evento conclusivo, l’Istituto nazionale di riposo e cura per anziani, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, di Ancona ha approfondito la questione “I bisogni e le reti di cura”. La fotografia di partenza è che “gli anziani hanno spesso difficoltà nello svolgere le diverse attività della vita quotidiana a seguito di limitazioni fisiche, spesso motorie, ma anche sensoriali (vista e udito)”. Il 75% degli anziani intervistati riferiscono infatti “almeno un’attività della vita quotidiana che non sono in grado di svolgere” e “poco meno della metà ha limitazioni fisiche elevate/molto elevate”.
Di conseguenza emerge la necessità di “potenziare e innovare l’assistenza domiciliare, tramite una reale collaborazione dei servizi formali e informali in ambito Ltc (Long Term Care”, valorizzando anche le reti di vicinato e comunitarie/di prossimità e integrando le badanti qualificate/formate/garantite nel network dei servizi pubblici”. Serve anche “agevolare l’innovazione con il supporto delle nuove tecnologie (eHealth), potenzialmente in grado di migliorare efficienza e qualità dei servizi, specie per le persone con multimorbidità e residenti in siti rurali ‘difficili da raggiungere’”. Infine, occorre “sostenere l’innovazione con interventi regolatori, legislativi e di finanziamento per ridefinire la governance dei servizi coinvolti nella presa in carico degli anziani fragili e non autosufficienti, a partire dall’integrazione socio-sanitaria”.

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