Bielorussia: preghiere in tutte le diocesi per il rilascio dei prigionieri politici e il ritorno in patria dell’arcivescovo Kondrusiewicz

Mentre in Europa sempre più numerose sono le voci che si alzano per chiedere il rilascio immediato dei dissidenti politici arrestati in Bielorussia a partire da Maria Kolesnikova, l’oppositrice rapita dalle forze di sicurezza, anche i cattolici si stringono nelle chiese di tutto il Paese per pregare per la pace, chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici e il ritorno in patria dell’arcivescovo di Minsk-Mogilev, presidente dei vescovi bielorussi, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, fermato alla frontiera polacca il 31 agosto scorso e ancora costretto all’esilio.

Sabato sera, nella chiesa di San Simone e Sant’Elena a Minsk, si è celebrata una Messa presieduta dal vicario generale dell’arcidiocesi di Minsk-Mogilev, mons. Yuri Kasabutsky, per tutte le persone che sono ancora detenute a seguito della loro partecipazione alle proteste pacifiche. Alla preghiera erano presenti anche rappresentanti di varie denominazioni cristiane e membri della comunità ebraica. Il vescovo ha rivolto un breve saluto in inglese al personale delle missioni diplomatiche che ha voluto unirsi alla preghiera per esprimere la propria solidarietà alla popolazione del Paese.

Nell’omelia – riportata dal sito della Conferenza episcopale bielorussa – il vicario generale ha raccontato le testimonianze delle persone che sono state torturate nei luoghi di detenzione sottolineando come le ferite fisiche, anche gravi, guariranno, ma le conseguenze del trauma psicologico rimarranno, seminando purtroppo “semi di risentimento, odio e incapacità di perdonare”. Parlando della situazione dell’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz e dell’accusa mossa contro di lui di essere “entrato in politica”, mons. Kasabutsky ha posto una serie di domande: “Se oggi diciamo che ci opponiamo alla violenza, è politica? Se oggi diciamo che ci opponiamo alla tortura, è politica? Se preghiamo ogni giorno che non accada mai più qualcosa di simile nel nostro Paese, è politica? Quando diciamo di voler vivere nella verità, nell’onestà, nella benevolenza, è politica? Non ci occupiamo di politica: preghiamo solo per il nostro popolo, per l’intera nazione senza eccezioni”.

Lunedì scorso, a pregare per una soluzione pacifica alla crisi e per il ritorno in patria dell’arcivescovo, sono stati i religiosi e le religiose di tutte le diocesi della Chiesa in Bielorussia. Dall’esilio, mons.  Kondrusiewicz ha rivolto una parola ai partecipanti. “A causa dell’impossibilità di essere fisicamente in patria, in questo momento cruciale della nostra storia, mi rivolgo a voi dall’estero. Sebbene io sia lontano, condivido con voi spiritualmente e di cuore la mia preoccupazione per il futuro del nostro Paese e della Chiesa”. “In questo momento cruciale della nostra storia, mi rivolgo a voi: con la preghiera, il servizio nello spirito dei vostri carismi e la testimonianza della vita consacrata, illuminate la Bielorussia di luce evangelica e proteggetela dalla corruzione morale con il sale evangelico, affinché costruisca il suo futuro nella garanzia di una coesistenza pacifica”. Tutti i vescovi sono unanimi nel chiedere il “rilascio” dell’arcivescovo. Ieri si è alzata la voce, per esempio, di mons. Kazimir Velikaselets, vicario generale della diocesi di Pinsk. “Preghiamo e attendiamo con ansia il ritorno del nostro pastore nella nostra patria e crediamo che Dio ascolti le nostre preghiere. Possa Dio benedire tutti noi e la nostra cara Patria!”.

 

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