Nuovi cardinali: mons. Rueda Aparicio (Bogotá) al Sir, “riconoscimento a tutta la Chiesa colombiana e stimolo per la costruzione della pace”

Un riconoscimento a tutta la Chiesa della Colombia e in particolare, del lungo e faticoso cammino di pace che si sta compiendo nel Paese. Così mons. Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, primate della Colombia e presidente della Conferenza episcopale colombiana interpreta la scelta di Papa Francesco di indicarlo come cardinale. “Credo – dice al Sir – che sia un riconoscimento a una Chiesa che ha sofferto, che si è impegnata, che sempre è stata vicina ai processi riconciliazione, di pace, di evangelizzazione del nostro popolo colombiano, è il riconoscimento a un numero immenso di laici che tutti i giorni operano nel silenzio nelle diverse regioni, costruendo il Paese e la Chiesa. Penso a catechisti, lettori, ministri straordinari, e penso a tutti i religiosi, le religiose, e i ministri consacrati. È un riconoscimento alle piccole comunità, al modo in cui si vive il regno di Dio, al lavoro nel quotidiano della vita, nelle zone rurali e cittadine, lì c’è una rete di uomini e donne discepoli missionari di Gesù. Questo è il popolo di Dio, questa è la verità della Chiesa”. Prosegue mons. Rueda: “Questa nomina è senza dubbio di stimolo per la costruzione della pace, perché noi vescovi lavoriamo per questo. Io ho sempre detto che non si tratta di protagonismi personali. Personalmente, non sono capace di un lavoro solitario, ma assieme ai vescovi e a tutto il popolo di Dio c’è un protagonismo missionario, sociale, ecclesiale, nella comunione”. Per quanto riguarda la pace e la riconciliazione, in particolare, nel 2017 il Papa ci ha dato un segno di grande impatto, a Villacicencio, ci ha mostrato che è possibile l’incontro tra le vittime e coloro che hanno provocato violenza. Questa lezione, questa catechesi molto forte, continua a fare eco in Colombia. Tutti noi vescovi siamo impegnati a trasmettere questa cultura dell’incontro, questa fraternità, il perdono. A Cartagena il Papa parafrasò san Pedro Claver, che si proclamava ‘schiavo degli schiavi’ per sempre. In quell’occasione, ci ha chiesto di essere “servitori della pace per sempre”.

A livello personale, afferma il presidente dei vescovi colombiani, “come direbbe Papa Francesco, mi sento ‘misericordiato’, e mi sento amato misericordiosamente da Dio Padre e mi sento responsabile di rispondere alla chiamata che mi ha fatto Papa Francesco nel nome di tutta la Chiesa colombiana, e accompagnato da tutto il popolo di Dio che vive, prega e lavora nel nostro Paese. Spero di prestare anzitutto un servizio di preghiera, qui dalla Colombia, di pregare per il Papa, come ho sempre fatto ma d’ora in poi in maniera più intensa, pregare per la Chiesa dei cinque continenti, aiutare a discernere, dal mio Paese, la situazione della Chiesa, accompagnare e servire il papa in tutto quello che vorrà chiedermi”. In ogni caso, il nuovo cardinale intende restare uomo delle “periferie”, che ha a lungo servito nel suo Paese, come sacerdote e come vescovo. “Sono quello che sono grazie alla Chiesa, e soprattutto quella di tutti i territori, dal mio territorio di nascita, la diocesi di Socorro San Gil, a quelle dove sono stato vescovo, Montelibano e Popayán. La stessa Bogotá è periferica, perché riassume tutte le periferie geografiche ed esistenziali, umane e spirituali, tutte le situazioni e i problemi del Paese. Continuiamo ad accompagnare con tutto l’amore che possiamo coloro che soffrono, a partire appunto dalle periferie, e pieni di speranza”.

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