Vita consacrata: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “camminare insieme richiede di realizzare una fraternità che sa di casa”

“La giornata della vita consacrata, che coincide il 2 febbraio di ogni anno con la Festa della Presentazione di Gesù al tempio, come perla preziosa si incastona oggi nel cammino sinodale della Chiesa. Ci stupisce e ci fa sentire preziosi in un itinerario che si snoda sulle vie della comunione, della partecipazione e della missione”. Lo scrive il vescovo di Cassano all’Jonio, mons. Francesco Savino, alle consacrate e ai consacrati della diocesi. “La pandemia, che non ci siamo ancora lasciati alle spalle, in soli due anni ha generato nella società, e quindi anche nelle comunità religiose, un cambio di sensibilità, facendo emergere in maniera più evidente nuovi atteggiamenti, nuovi comportamenti e le tante crepe esistenti. In positivo – sottolinea il presule -, sono venute in evidenza anche le speranze e la necessità di una vita più autentica, più essenziale, animata dalla fede e dall’interrogativo su che cosa voglia dirci il Signore nelle circostanze specifiche di ogni tempo”. “La proposta sinodale – prosegue – è la strada maestra per tutti, ma forse per i religiosi in particolare, nella riscoperta dell’esercizio spirituale dell’ascolto. Ai religiosi e alle religiose non dovrebbe bastare il vivere in comunità isolate dal resto della comunità diocesana o, anche singolarmente, coltivando l’orto del proprio individualismo. Camminare insieme, in comunità e nella Chiesa, richiede necessariamente la realizzazione di una fraternità che sa di casa, di famiglia, dove, nell’interscambio dei doni che ognuno ha ricevuto, si ricavano una crescita e un arricchimento per tutti”. Innestati nelle Chiese locali, “i consacrati con il proprio impegno apostolico e la propria vita di preghiera e fraterna hanno tutte le condizioni di rappresentare delle oasi di presenza concreta per il mondo giovanile”.
“La sfida – conclude – di essere segno visibile della dimensione profetica di questo popolo è più attuale che mai e ci impegna ancora di più laddove pare che le nostre forze siano poche: è l’ora di sperimentare che non sul nostro vigore, ma sulla grazia di Dio si appoggia la vita evangelica. È una continua conversione del cuore alla libertà spirituale che ci rende presenti nel tessuto sociale in modo tale da ricordare, discretamente, a tutti che l’edificazione della città terrena è fondata sul Signore, sulla fedeltà delle sue promesse”.

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