Papa Francesco: servono “occhi che sanno entrare anche nelle crepe della fragilità e dei fallimenti”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Gli occhi anziani di Simeone, pur affaticati dagli anni, vedono il Signore, vedono la salvezza. Ognuno piuò domandarsi: che cosa vedono i miei occhi? Quale visione abbiamo della vita consacrata?”. Lo ha chiesto il Papa ai presenti nella basilica di San Pietro, nell’omelia della messa della Giornata della vita consacrata. “Il mondo spesso la vede come uno spreco, una realtà del passato, qualcosa di inutile; ma noi, comunità cristiana, religiose e religiosi, che cosa vediamo?”, ha proseguito Francesco: “Siamo rivolti con gli occhi all’indietro, nostalgici di ciò che non c’è più o siamo capaci di uno sguardo di fede lungimirante, proiettato dentro e oltre?”. “Avere la saggezza del guardare, guardare bene, misurare le distanze, è la saggezza dello Spirito”, ha aggiunto a braccio. “A me fa tanto bene vedere consacrati e consacrate anziani, che con occhi luminosi continuano a sorridere, dando speranza ai giovani”, la testimonianza del Papa: “Pensiamo a quando abbiamo incontrato sguardi simili e benediciamo Dio per questo. Sono sguardi di speranza, aperti al futuro”. “Ci farà bene fare una visita ai nostri fratelli religiosi anziani, per guardarli, per sentire cosa pensano, credo che sarà una bella, una buona medicina”, ha proseguito a braccio. La fede “apre gli occhi, trasforma lo sguardo, cambia la visuale”, ha sottolineato Francesco: “Come sappiamo da tanti incontri di Gesù nei Vangeli, la fede nasce dallo sguardo compassionevole con cui Dio ci guarda, sciogliendo le durezze del nostro cuore, risanando le sue ferite, dandoci occhi nuovi per vedere noi stessi e il mondo. Occhi nuovi su noi stessi, sugli altri, su tutte le situazioni che viviamo, anche le più dolorose”. “Non si tratta di uno sguardo ingenuo, che fugge la realtà o finge di non vedere i problemi – ha precisato il Papa – ma di occhi che sanno vedere dentro e vedere oltre; che non si fermano alle apparenze, ma sanno entrare anche nelle crepe della fragilità e dei fallimenti per scorgervi la presenza di Dio”.

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