Coronavirus Covid-19: Migliore (Fiaso), “con i vaccini i pazienti si contagiano ma non sviluppano malattia e in ospedale arrivano per curare altre patologie”

All’interno delle aree adibite a degenze Covid, sia i reparti ordinari sia le terapie intensive, è possibile fare una distinzione tra ricoverati “per Covid e “con Covid”. La rilevazione è stata effettuata il 1° febbraio attraverso la rete degli ospedali sentinella Fiaso.
Nei reparti ordinari adibiti alle degenze Covid, la percentuale di pazienti che sono risultati positivi al virus Sars-Cov-2 ma non hanno sviluppato la malattia polmonare e sono in ospedale per curare altre patologie, i cosiddetti pazienti “con Covid”, è del 37%.
“La lettura dei ricoveri deve considerare necessariamente i ricoverati ‘per’ e ‘con Covid’ perché i pazienti positivi al virus ma in ospedale per curare fratture, tumori, patologie cardiologiche sono ormai quasi il 40% del totale dei ricoverati in area Covid. Questo è cruciale per l’organizzazione degli ospedali e anche per la corretta interpretazione epidemiologica dell’impatto della pandemia”, commenta il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore.
L’andamento della pandemia, infatti, segue due differenti curve: è in discesa per quanto riguarda i pazienti “per Covid” mentre è in salita per i ricoveri “con Covid”. Nell’ultima settimana, nei reparti ordinari, c’è stato un calo del 6% dei pazienti con patologia polmonare e respiratoria. Di contro, sono cresciuti dell’1% i pazienti positivi al virus ma asintomatici e in cura per altre patologie.
“La suddivisione dei ricoveri ‘per’ e ‘con’ Covid e l’analisi differente evidenzia e conferma la protezione vaccinale crescente verso la malattia: in ospedale arrivano in tanti positivi per una frattura, per un intervento chirurgico, per una malattia cardiaca e, proprio grazie al vaccino, non hanno sviluppato sindromi respiratorie ma risultano asintomatici al Covid. Con una copertura vaccinale molto ampia, oltre l’80% della popolazione, nei prossimi mesi dovremo abituarci sempre più a questa tipologia di pazienti che necessitano assistenza sanitaria specialistica ma vanno isolati in reparti ad hoc in quanto contagiati. Dovremo, insomma, assicurare ai pazienti positivi le cure per altre patologie senza ritardi o rinvii, ma dovremo farlo in setting assistenziali separati”, aggiunge.
In Terapia intensiva cambiano le proporzioni tra i ricoverati “per” e “con” Covid. I pazienti positivi al virus ma con altre patologie che sono nei letti di Rianimazione sono il 16%: molto meno rispetto a quelli presenti nei reparti ordinari. Si tratta di pazienti con scompensi internistici (32%), con ischemie o emorragie cerebrali (16%), pazienti che devono essere sottoposti a interventi chirurgici indifferibili (19%), traumi e fratture (6%). Anche nelle Terapie intensive degli ospedali sentinella i ricoveri “per Covid” e “con Covid” seguono un andamento differente. Nei reparti di Rianimazione il decremento fra i pazienti “per Covid” è del 10% mentre raddoppiano i pazienti “con Covid”.
“L’epidemia è in frenata e il segnale più tangibile di come la corsa del virus stia rallentando è proprio quello che arriva dalle Terapie intensive nelle quali il numero dei pazienti gravi ricoverati con patologia polmonare si è ridotto del 10%. Occorre sottolineare, però, che in Terapia intensiva ci finiscono per la stragrande maggioranza pazienti che hanno sviluppato la patologia tipica da Covid e si tratta per lo più di non vaccinati”, conclude Migliore.

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