Migranti: Msf, “nell’isola di Lesbo scomparse in un anno circa 940 persone”

Sono circa 940 le persone migranti scomparse sull’isola di Lesbo dallo scorso giugno. Lo rende noto oggi Medici senza frontiere, seriamente preoccupata per le condizioni di vita delle persone migranti sull’isola greca. Durante alcuni interventi, lo staff di Msf ha visto non lontano veicoli non identificabili e senza targa, spesso guidati da individui con il volto coperto. Msf si dice “seriamente preoccupata per il continuo deterioramento delle condizioni di vita dei migranti e rifugiati sull’isola greca di Lesbo, dove sono state registrate numerose segnalazioni di violenze, presunti rapimenti e respingimenti, e privazioni di cibo e riparo”. Diversi pazienti hanno raccontato ai team di Msf di essere stati intercettati in modo traumatico e respinti con la forza in mare durante i precedenti tentativi di raggiungere la Grecia. “Quando veniamo avvisati di persone appena arrivate che hanno urgente bisogno di assistenza medica, passiamo ore, a volte giorni, a cercarle perché spesso si nascondono nelle foreste” dice Osman di Msf: “Le persone ci hanno raccontato di aver incontrato uomini mascherati che si spacciavano per medici per ottenere la loro fiducia o, come recentemente riportato nell’articolo del New York Times, addirittura per membri dello staff di Msf”. “Se questo venisse confermato, si tratterebbe di un’inaccettabile e grave manipolazione degli aiuti umanitari”. In alcuni casi, lo staff di Msf ha visto nei dintorni dei luoghi degli interventi veicoli non identificabili e senza targa, spesso guidati da individui con il volto coperto. L’assistenza umanitaria per i nuovi arrivati è seriamente ridotta a causa dei timori di criminalizzazione. Msf è ora l’unico attore indipendente a fornire aiuto ai migranti che arrivano a Lesbo. I migranti e i richiedenti asilo che arrivano a Lesbo vengono inviati in due centri a seconda del luogo di arrivo: Mavrovouni e Megala Therma. A Mavrovouni, uno dei diversi centri chiusi ad accesso controllato (Ccac) finanziati dall’Ue, sono state fatte entrare fino a 2.700 persone nel 2023. I Ccac sono stati presentati come migliorativi delle condizioni di vita dei migranti ma progettati per limitare fortemente i movimenti delle persone e tenerle rinchiuse in strutture simili a prigioni. Il 17 maggio – informa Msf – “le autorità greche hanno smesso di fornire cibo a persone riconosciute come rifugiati e a chi era stata negata la protezione internazionale, annunciando l’intenzione di sfrattarli. Inoltre, ai bambini appartenenti a famiglie a cui è stata negata la protezione internazionale, viene tolto il numero di previdenza sociale, rendendoli non idonei a ricevere le vaccinazioni di base, violando così i loro diritti”.
A Megala Therma, sulla costa settentrionale di Lesbo, dove Msf fornisce assistenza sanitaria dal 2020, la situazione è allarmante. Precedentemente adibito a centro governativo per la quarantena da Covid-19, la struttura ora ospita le persone prima del loro trasferimento al Centro chiuso ad accesso controllato di Mavrovouni. Le persone che si trovano a Megala Therma non sono registrate e sono detenute arbitrariamente per giorni, in alcuni casi per più di due settimane, prima di essere trasferite al centro di Mavrovouni. Le persone vengono sistemate in unità abitative per rifugiati sovraffollate e prive di letti: a volte 14 persone in un’unità che potrebbe ospitarne solo cinque. “Tutti, inclusi i bambini, sono alloggiati insieme, indipendentemente dalle loro vulnerabilità, senza tenere conto delle procedure di sicurezza e protezione” dice Osman di Msf. Inoltre, la struttura è isolata, il che rende notevolmente difficile l’accesso degli operatori sanitari per rispondere alle emergenze mediche. Msf chiede perciò alle autorità greche di “indagare sulle segnalazioni di centinaia di migranti dispersi, presumibilmente respinti con la forza in mare, e di attuare condizioni di accoglienza sicure e dignitose per coloro che rimangono sull’isola”.

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