Conflitto israelo-palestinese: p. Patton (Custode Terra Santa), “soluzione resta quella dei Due Popoli, Due Stati”

“La soluzione auspicata resta sempre quella sostenuta anche dalla Santa Sede e a livello internazionale dei ‘Due Popoli, Due Stati’ con Gerusalemme, città santa per le tre fedi abramitiche, con statuto speciale e condivisa da tutti”: a ribadirlo è il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, intervenuto oggi via social all’incontro “La Terra Santa ai tempi del coronavirus” promosso dall’Associazione Pro Terra Sancta. Diversi i temi toccati durante l’incontro: la pandemia in Israele e Palestina, i pellegrinaggi, l’esodo dei cristiani e il conflitto israelo-palestinese che negli ultimi giorni si è ulteriormente complicato con l’annuncio del nuovo Governo israeliano di voler annettersi parti dei Territori Palestinesi occupati e la risposta del presidente della Palestina, Abu Mazen, che ha svincolato il suo Paese dagli accordi siglati con Israele e Usa. “Stiamo assistendo da tempo – ha affermato p. Patton – alla progressiva erosione di quello che era il territorio destinato allo Stato di Palestina che si sta riducendo sempre più ad una ipotesi anche difficilmente praticabile perché non c’è contiguità territoriale e un controllo reale, effettivo dei confini”. Secondo il Custode “prese di posizione assunte unilateralmente che vanno a forzare la situazione o che spostano i paletti non favoriscono la pace. Leggendo giornali e vedendo notiziari – ha poi aggiunto – si capisce che anche nella società israeliana c’è chi riflette in modo critico su questo modo di procedere”. Padre Patton ha riferito la notizia, apparsa oggi sui media israeliani, secondo cui “l’annessione dei Territori palestinesi da parte israeliana, come annunciato dal nuovo Governo, non comporterà la concessione della cittadinanza ai palestinesi residenti in questi stessi territori”. “Questo sarebbe – secondo il Custode – una ulteriore complicazione perché significherà la creazione di cittadini di serie A e di serie B, all’interno dello stesso territorio. Siamo davanti a nodi che si trascinano da anni e di questi Gerusalemme è il più difficile da sciogliere”. “Dopo gli annunci degli ultimi giorni si respira della tensione – ha ammesso il religioso – ma aspettiamo di vedere come sarà l’evolversi della vicenda, quando dai proclami si dovrà passare ai fatti. Così come è stato per lo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme o l’annuncio del Piano di pace di Trump per il Medio Oriente. Da un lato – ha dichiarato padre Patton – ci sono segnali che fanno temere lo scivolamento verso forme di proteste violente, dall’altro nutriamo la speranza che non accada e che il dialogo prevalga sempre su ogni altra forma di rivendicazione violenta di diritti. La debolezza della comunità non aiuta questo dialogo. È necessaria una presenza significativa ed efficace almeno dell’Onu, degli Usa, della Russia e dell’Ue. Ma le Nazioni Unite sono impotenti come si sta vedendo in Siria”. “Il contributo della comunità cristiana alla soluzione del conflitto è tutto centrato sulla disponibilità alla riconciliazione. C’è un grande bisogno di riconciliazione, di superare atteggiamenti contrapposti che sono da un lato di paura, che si manifestano in un bisogno eccessivo di sicurezza e dall’altro, sentimenti di rancore e di rivendicazione per torti che sono storici e che probabilmente non verranno appianati. La componente cristiana può vivere la profezia della riconciliazione dell’essere ponte. È evidente che in una realtà così complessa occorre che i protagonisti politici dei due popoli abbiano la forza di dialogare lasciando da parte la politica dei fatti compiuti che non facilita il dialogo. Oltre ai due interessati deve esserci poi una figura esterna che abbia potere di persuasione capace di creare uno spazio che allontani lo scontro violento e avvicini il dialogo”.

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