Venerdì Santo: card. Sepe (Napoli), ai detenuti “il coronavirus ci rende tutti un po’ carcerati e ci unisce a voi in questo tempo difficile”

“Il coronavirus ci rende un po’ tutti carcerati e questo ci unisce a voi in questo tempo difficile”. Lo scrive il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, in una lettera ai detenuti per il Venerdì Santo, che ha letto, stasera, al termine della Via Crucis a porte chiuse in duomo. Il commento delle 14 Stazioni, preparato da persone del mondo carcerario, è stato letto da don Franco Esposito, direttore della Pastorale carceraria, e da una religiosa delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida, volontaria nelle carceri. “Vi scrivo in questi giorni difficili, pieni di paure e di preoccupazioni per il diffondersi di un virus che si sta espandendo in Italia e in molte parti del mondo e che colpisce soprattutto le persone più fragili come gli anziani – sottolinea il porporato, nella lettera ai carcerati -. Capisco che anche voi siete in ansia per voi stessi e per le vostre famiglie, e che la condizione di reclusione vi tiene lontani dai vostri affetti in un momento così pieno di incertezze. Una condizione che è resa ancora più difficile dal fatto che non potete fare i colloqui con i vostri cari, per impedire che il contagio possa entrare all’interno del carcere. So che comunque state comunicando attraverso i telefonini cellulari anche con chiamate in video, anche se non è la stessa cosa che vedersi di persona, ma è comunque un modo per non interrompere i legami e per guardare negli occhi le persone a cui volete bene”. E allora, aggiunge, “vi chiedo di mandare alle vostre mogli, ai vostri figli e alle vostre madri, il mio abbraccio paterno e invoco su tutti la mia benedizione. Dite che il cardinale vi è vicino e prega per voi”.
D’altra parte, osserva l’arcivescovo, “questa situazione la stanno vivendo tutte le persone libere, che sono costrette a restare a casa e non si possono incontrare con gli amici e i parenti come si era abituati a fare. E questo ci rende tutti un po’ carcerati e ci unisce a voi in questo tempo difficile in cui ciascuno deve fare la propria parte per evitare che il virus si possa propagare”. È “il momento in cui mantenere la calma, sostenere i compagni più fragili e pregare il Signore che non ci farà mancare il suo sostegno. Come quando stava nella barca con i discepoli, venne una tempesta e sembrava che stessero per naufragare. Gesù sgridò il vento e disse al mare: ‘Taci, calmati!’. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: ‘Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?’. Anche a noi il Signore dice di non avere paura e di continuare a rivolgerci a lui con fede e speranza”.

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