Messa in Coena Domini: mons. Caiazzo (Matera), “mettiamoci ‘in adorazione’ della vita dei propri figli, dei malati, dei genitori, di chi ci aiuta a crescere”

Si è rivolto ai fedeli, “in preghiera nelle vostre case, chiese domestiche”, l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Giuseppe Caiazzo, ieri sera, nell’omelia per la messa in Coena Domini, per il Giovedì Santo. “Celebrare e vivere da casa la partecipazione all’Eucaristia non significa che ogni famiglia si sia staccata dalle altre: la Chiesa è una sola, formata dai singoli battezzati”, ha osservato mons. Caiazzo. Di fronte a sentimenti di stupore, paura, dolore, incertezza per il futuro che accompagnano un Giovedì Santo in cui “per la prima volta la tavola attorno alla quale come famiglia consumate il pasto, l’avete apparecchiata come fosse la Mensa eucaristica”, l’arcivescovo ha invitato a confidare “nell’aiuto e nella forza che viene dall’alto e ci rende forti e coraggiosi”. Mons. Caiazzo ha ricordato poi il gesto della lavanda dei piedi, un segno che in passato anche le donne praticavano con i mariti di ritorno dai campi, “non come segno di sottomissione ma come segno d’amore nel riconoscere che quei piedi erano stati fermi in mezzo alle zolle della terra”. Se, nonostante le porte chiuse, “l’amore che sta circolando in questi giorni è incredibile”, sotto forma di cura dei sacerdoti e di carità di aziende e privati che aiutano le famiglie in crisi, mons. Caiazzo ha esortato a vivere la mancanza di adorazione eucaristica mettendosi in adorazione della “vita che avete messo al mondo, i figli o quella che portate in grembo, quella sofferente perché malata, sola, anziana, quella dei vostri genitori e di quanti sono a servizio della nostra crescita umana e spirituale”.

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