Terra Santa: Patton (Custode), “evitiamo il rischio di ritenerci creditori nei confronti di Dio”

“Credere non è mai facile, ma diventa particolarmente difficile quando ci troviamo a contatto con situazioni di ingiustizia, innocenti che soffrono, mali inspiegabili”. Davanti a questi fatti sono tre “i punti da tenere ben fermi”: “Dio si è manifestato buono, fedele, liberatore e giusto in tante occasioni, la fede è soprattutto dono di Dio che va chiesto, la fede non va considerato un deposito acquisito una volta per sempre ma una realtà da coltivare e custodire con l’aiuto di Dio”. Lo spiega il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, nella sua rubrica “In ascolto della Parola” pubblicata dal settimanale diocesano “Vita Trentina” dove commenta le letture della Domenica (la prossima il 2 ottobre). Partendo dalla domanda del profeta Abacuc – “Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?” – il Custode ricorda che “Dio si è manifestato buono, fedele, liberatore e giusto in tante occasioni, perciò, noi siamo chiamati a percorrere i momenti bui con un atteggiamento di fiducia-fedeltà. Fiducia in Dio e fedeltà al patto di amore che con Lui abbiamo sottoscritto. Verrà il momento in cui la bontà di Dio tornerà ad essere percepibile e ‘il giusto’ comprenderà il valore di essersi fidato di Dio e di essere rimasto fedele alla relazione con Lui”. Una fede del genere, avverte padre Patton, “è soprattutto dono di Dio, un dono che va chiesto, superando l’idea che si tratti di una conoscenza nascosta da scoprire o di nozioni da acquisire all’Università della fede (che non esiste). Occorre che anche noi chiediamo l’aumento della nostra fede, e non presumiamo troppo di averne già abbastanza”. Terzo punto fermo, per il frate, è “che il dono della fede non va considerato un deposito acquisito una volta per sempre ma una realtà da coltivare e custodire con l’aiuto di Dio. La fede – conclude il Custode – è potente ed umile al tempo stesso. Potente, perché una fede minima – secondo il racconto evangelico di questa domenica – ottiene grandi risultati. Umile, perché una fede autentica non vanta diritti presso Dio. Dopo aver fatto quello che ci è stato chiesto occorre che anche noi impariamo a dire ‘Siamo servi inutili’ e soprattutto bisogna che evitiamo il rischio di ritenerci creditori nei confronti di Dio”.

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