Afghanistan: attentato a Kabul. Najafi (scrittore) al Sir “studenti martiri a causa del loro amore per la cultura”

A general view of the damaged hall pictured at the site of a suicide bomb attack in the learning centre in the Dasht-e-Barchi area in Kabul on September 30, 2022. - A suicide bomb attack at a learning centre in the Afghan capital on September 30 killed 19 people as students prepared for university entrance exams, police said. (Photo by AFP)

“Un orrore! Ancora una volta hanno voluto colpire scuole, luoghi del sapere e della formazione. Vogliono mantenere il Paese nell’ignoranza per poterlo dominare più facilmente. Gli attentati alimentano paura e ignoranza. È risaputo, infatti, che un popolo istruito, che desidera studiare, conoscere e sapere non è facilmente addomesticabile. Molte delle vittime e dei feriti erano studenti che si stavano preparando per l’esame di ammissione all’università. Sono degli eroi, dei martiri a causa dell’amore per la cultura”.

Lo scrittore afghano Gholam Najafi (Foto FMC)

Così lo scrittore afghano Gholam Najafi commenta al Sir l’attentato di questa mattina presto all’interno del Centro formativo Kaaj, nel distretto di Dasht-e-Barchi, a Kabul ovest, in Afghanistan. Secondo una prima ricostruzione l’attentatore, munito di cintura esplosiva avrebbe fatto il suo ingresso nell’istituto uccidendo la guardia all’entrata e dirigendosi in una classe dove avrebbe fatto detonare l’ordigno. I bilanci ufficiali parlano di oltre 30 morti e più di 40 feriti. “Il popolo afghano è tenace e non demorde – aggiunge lo scrittore – tanti studenti continuano ad andare a scuola nonostante il grave pericolo di attentati. Non vogliono allontanarsi dallo studio e dalla conoscenza che ritengono tra le risposte migliori alla violenza e strade privilegiate per garantirsi un futuro migliore, anche per l’Afghanistan”. In questa scelta, rivela Najafi, “gli studenti sono aiutati da tanti insegnanti che continuano a tenere le loro lezioni dentro le abitazioni, evitando le scuole sempre più bersagli di attentati come stiamo vedendo”. Questi attacchi, secondo lo scrittore – fuggito nel 2000 dal suo Paese a soli 10 anni, dopo l’uccisione del papà da parte dei talebani – rivelano anche “una spaccatura all’interno dei talebani stessi. Alcune fazioni, infatti, propendono per l’apertura delle scuole anche alle ragazze. Altri invece sono per la chiusura. Ad oggi, da quel che trapela, solo alle più piccole è consentito frequentare le lezioni fino al sesto anno. Le più grandi non possono andare a scuola e sono destinate ai lavori domestici e a matrimoni forzati”. Ma c’è di più. Najafi fa notare che il centro attaccato stamattina si trova in una zona a maggioranza sciita di Kabul e che, secondo fonti locali, sarebbe frequentato da studenti di etnia Hazara, una minoranza etnica vessata e perseguitata dai Talebani e anche dallo Stato Islamico. La stessa minoranza cui appartiene lo scrittore che nutre il sogno di costruire una scuola per i bambini vicino a Herat. Gholam Najafi è arrivato in Italia nel 2006, vive a Venezia dove si è costruito una nuova vita grazie allo studio e al suo amore per la letteratura. È autore di tre libri “Il mio Afghanistan”, “Il tappeto afghano” e, l’ultimo – per adesso –, “Tra due famiglie” (Ed. La Meridiana).

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