Situazione sociale del Paese: Censis, “l’adattamento continuato” non basta più, è “il tempo di un cronoprogramma serio”

“L’adattamento continuato non regge più, il nostro complessivo sistema istituzionale deve ripensare se stesso. Siamo di fronte a una società che potrà riprendersi più per progetto che per spontanea evoluzione”. Lo afferma il Censis nelle “Considerazioni generali” del 55° Rapporto sulla situazione sociale del Paese. L’istituto di ricerca, che in oltre mezzo secolo ha analizzato e descritto la società italiana puntando molto sull’autonomia dei processi collettivi, rileva anche stavolta “tanti sprazzi di vitalità, tanta voglia di partecipazione, tante energie positive”. Ma “la pandemia, rimescolando le carte, ha costretto il Paese a porsi di fronte alle opportunità dell’accelerazione negli investimenti pubblici e privati”. E quindi “è il tempo di un cronoprogramma serio, non importa se dettato da vincoli europei”, c’è bisogno di “riforme strutturali” e di un “intervento pubblico orientato da scelte coraggiose”. Solo così sarà possibile guidare le quattro grandi transizioni che il Censis così enumera: green, digitale, demografica, del lavoro. Sfide epocali che richiedono come “ingrediente necessario” uno sforzo di “autocoscienza individuale e collettiva”. “Parlare con parole nuove e affrontare con serietà la fragilità del nostro tessuto sociale è quello che serve all’attuale dialettica socio-politica”, sostiene il Censis, che “nell’orizzonte della ripresa” coglie “un’inquietudine politica, timida e incerta”. Ma “ben vengano paura e incertezza del futuro, se aiuteranno nuovi modi di pensare e costruire società e istituzioni, di riconnettere tra loro tecnica e politica, vita sociale e attività statale”. A patto che “il sistema politico non si annidi in acquietamento di pensiero, maschera di ogni poco cura transizione”.

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