Diocesi: Assisi, domenica 5 dicembre presentazione del libro del vescovo Sorrentino “Le tre balze di sorella povertà”, dedicato all’Istituto Serafico

(Foto: diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino)

Domenica 5 dicembre, alle ore 17, nel Museo diocesano e Cripta di San Rufino ad Assisi si terrà la presentazione del libro “Le tre balze di sorella povertà, sui passi di Francesco tra Foligno ed Assisi” scritto dal vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, per l’inizio del suo ministero episcopale nella diocesi di Foligno. Il volume dedicato all’Istituto Serafico di Assisi nel 150° della fondazione (1871-2021) e pubblicato da Edizioni Francescane italiane, si richiama in maniera poetica a tre episodi avvenuti tra Foligno e Assisi che delineano il cammino della povertà nell’esperienza del Poverello. In occasione della presentazione di domenica ci sarà la lettura teatrale di Giuseppe Brizi, Luana Brozzetti e Carlo Menichini. Le musiche sono a cura di Paolo Piselli, mentre l’ideazione e la regia di Giuseppe Brizi. “Siamo tra il 1205 e il 1206 quando Francesco dimostra che le ricchezze del padre non gli servono più, che la sua vita è per Dio e per i fratelli e lo fa donandosi ai poveri, ai più fragili. Il primo episodio, narrato unendo citazioni storiche e sfumature poetiche, riguarda la vendita di beni al mercato di Foligno da parte di San Francesco. Nella piazza Grande va in scena la prima manifestazione della crisi umana e spirituale del giovane re delle feste di Assisi. Quei denari che, dicono le fonti, finiscono su una ‘finestrella’ della chiesa di San Damiano, sono la prima espressione del dono. Ormai il figlio di Bernardone guarda il mondo alzando gli occhi verso il cielo”, si legge in una nota della diocesi. “Vendendo il cavallo e le merci di casa – scrive l’autore – amministra semplicemente la ‘casa comune’: unica umanità e unico cosmo, interamente avvolti dall’amore e dal dono di Dio”. La seconda balza di sorella povertà è quella dell’abbraccio e porta il nome dei lebbrosi che Francesco incontrò a Rivotorto. Questo episodio evidenzia come il principio del dono si sposa con quello del volto. “Qui la mano tesa diventa abbraccio – osserva il presule – Francesco scende dal cavallo e abbraccia i lebbrosi. È la povertà che si fa prossimità, tenerezza, cura. È la povertà che esprime, fino in fondo, il principio di fraternità, ben ancorato sull’unica paternità di Dio”. La terza balza è quella decisiva: nel vescovado di Assisi, davanti al vescovo Guido e al padre Bernardone, Francesco si fa povero, totalmente spogliato, non più solo come il Dio dell’incarnazione, ma come il Dio del Golgota. Non si tratta solo di stare sotto la croce, ma di salirvi. Quel varcare, senza esitazione, la soglia, nel giorno dell’incontro giudiziale con il vescovo, portava già il segno dello “spogliarsi” dentro. “Le tre balze della povertà sono le tre balze dell’amore. È un messaggio tanto naturale quanto profondo quello che il vescovo Sorrentino lancia alle sue comunità e a tutti coloro che vedono in Francesco e ancor prima in Dio l’amore che si dona e si fa carne, della fraternità che costruisce ponti di solidarietà, eguaglianza e pace”, conclude la nota.

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