Migranti: Acli, “fermiamo la guerra silenziosa che si combatte nel Mediterraneo”

“Se i conflitti non si combattono solo con le armi ma con scelte politiche sbagliate, nel Mediterraneo è in corso una guerra subdola, silenziosa e senza munizioni che non offre riparo o sponda nemmeno ai bambini. Non meno deplorevole di tutte le altre guerre, questa si consuma, da decenni, ai confini dell’Europa nell’indifferenza senza scrupoli di governi che si rimbalzano persino la responsabilità di un salvataggio in mare”. Così Antonio Russo, vicepresidente nazionale delle Acli a proposito dei “sei siriani, fra cui due bambini di uno e due anni, un adolescente e tre adulti, morti presumibilmente di fame e di sete su un barcone alla deriva per quasi una settimana”. Le Acli continuano a chiedere, anche dopo questa ennesima tragedia, una ripresa del pattugliamento delle rotte marittime e del rafforzamento della ricerca e dei soccorsi in mare, capaci di aiutare chiunque sia in difficoltà, secondo il diritto internazionale. “Nessuna vita, ancor più quella dei bambini e dei neonati, può essere interrotta per semplice indifferenza – continua Russo –. Secondo le Nazioni Unite, quest’anno più di 1.200 migranti sono morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. Persone che si aggiungono alle altre migliaia annegate nei precedenti anni”. “Anche in questa circostanza ci chiediamo cosa è rimasto di una civiltà, che accetta la morte per sete e fame di bambini e neonati per paura di aprire i propri confini? Come per il teologo Bonhoeffer, siamo convinti che la cifra della civiltà e il senso morale di un popolo come di una comunità nazionale e internazionale, si misuri anche dalla sua capacità di accogliere i bambini”, conclude Russo. In occasione delle elezioni politiche le Acli chiedono che “non si perda, sul tema dell’accoglienza e del rispetto dei diritti umani, l’opportunità di chiarire le posizioni in una fase storica in cui è in gioco il ruolo determinante dell’Italia nella costruzione della pace tra i popoli”.

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