Ucraina: S.B. Shevchuk su negoziato di pace, “non c’è nessun segnale di una autentica apertura”. “Saggio” il Papa a chiedere disponibilità a “proposte serie”. “Cerchiamo serietà”

“Non c’è nessun segnale di una autentica apertura alla pace. Sono dichiarazioni. Il Santo Padre è stato molto saggio a fare questo appello a Putin perché si fermi e a Zelensky perché si apra a ogni proposta seria di pace. Noi cerchiamo questa serietà con grande attenzione”. Lo ha detto S.B. Sviatoslav Schevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, parlando questa mattina con i giornalisti del Sir delle prospettive possibili di dialogo e pace tra la Russia e l’Ucraina. “Ogni guerra finisce con un accordo”, ha esordito. “Se non si arriva a nessun accordo, allora la guerra è destinata a durare per sempre”. “Tutti noi – ricorda – pensavamo che nei primi mesi si potesse fermare l’aggressione con un accordo diplomatico. Ma i russi si sentivano prepotenti e disprezzavano la diplomazia. La forza brutale prevaleva sulla forza del diritto internazionale e l’unico modo di trattare con l’Ucraina era la sua resa. Fino ad oggi, la maggioranza di queste proposte di pace che vengono da loro, sono proposte di pacificazione coloniale. Non è riconosciuto alcun diritto di esistenza allo Stato ucraino e se non c’è il riconoscimento di una soggettività con la quale trattare, allora tutto svanisce”. L’impegno delle Chiese – ha quindi sottolineato Shevchuk – è stato chiaro fin dall’inizio: “Salvare le vite umane. Abbiamo deciso di rimanere tutti sul posto. Nessuno si è allontanato, né i vescovi, né i sacerdoti, né i monaci. E lo faremo finché ci sarà possibile. Siamo rimasti anche nelle zone ora occupate. A Kherson c’è un monastero dei padri basiliani che è diventato un rifugio per le persone”. Riguardo poi ai ripetuti appelli di Papa Francesco per la “martoriata” Ucraina, l’arcivescovo maggiore dei greco-cattolici, ha detto: “Sentiamo molto il suo appoggio concreto. Fatto non solo di parole ma di azioni concrete, come quando siamo riusciti a liberare gli ostaggi e anche evacuare i bambini nelle zone di guerra dai territori occupati”.

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