Rapporto Istat: tra marzo e aprile 2020 mortalità in aumento del 153% nelle Rsa. Covid ha inciso anche su altre cause di decesso

Il picco di mortalità osservato in Italia a marzo e aprile 2020 si è verificato con intensità differente nei vari luoghi di decesso e in modo diverso per sesso. Il confronto con quanto osservato nel bimestre precedente rispetto alla media del quinquennio 2015-2019 mostra che nelle strutture residenziali e socio-assistenziali si ha l’aumento in proporzione più elevato (+153%), leggermente più marcato tra gli uomini, e solo una quota dell’incremento è direttamente collegata al Covid-19. È quanto emerge dal “Rapporto annuale 2021. La situazione del Paese” presentato oggi dall’Istat.
L’aumento della frequenza di morti nei mesi di marzo e aprile 2020, rispetto alla media degli stessi mesi nel periodo 2015-2019, è stata di circa 49mila unità, delle quali poco più di 29mila dovute al Covid-19 e il resto ad altre cause. Quasi tutte le principali cause di morte, viene spiegato, presentano un aumento dei casi e, tra queste, polmoniti e influenza contribuiscono con un incremento di oltre 5mila casi (pari al 10% dell’aumento totale). Tra le malattie croniche, i contributi più rilevanti si osservano per demenze e malattia di Alzheimer (+2.708 decessi), cardiopatie ipertensive (+2.477) e diabete (+1.557). I risultati sembrano indicare come il Covid-19 abbia avuto un effetto non solo sulla mortalità provocata direttamente dal virus, ma anche sulle restanti cause di morte.
Nei due mesi di inizio della pandemia il Covid-19 è la seconda causa di morte fino a 79 anni dopo i tumori, sia negli uomini che nelle donne. Tra gli ultraottantenni, invece, rappresenta la prima causa di decesso, con 8.482 casi tra i maschi e 8.737 tra le femmine.
Nella prima e nella seconda ondata della pandemia il rapporto tra i tassi di mortalità dei meno istruiti rispetto ai più istruiti, che misura l’eccesso di morte dei primi, rimane mediamente di 1,3 per gli uomini e di 1,2 per le donne, come nel periodo pre-pandemico. Tuttavia, spiega l’Istat, nelle aree geografiche in cui l’incremento della mortalità è stato maggiore si osserva un aumento dei differenziali in base al livello di istruzione, più marcato nel Nord-ovest, dove i valori del rapporto di mortalità per livello di istruzione (basso rispetto ad alto), salgono rispettivamente a 1,5 e 1,4 in corrispondenza del primo picco pandemico (mediamente il rapporto era pari a 1,3 negli uomini e a 1,2 nelle donne prima della pandemia).

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