Rapporto Istat: economia italiana in ripresa, digitalizzazione avanzata ha permesso alle imprese una maggiore reattività alla crisi

Nel primo trimestre 2021, l’economia italiana ha segnato un lievissimo recupero congiunturale (+0,1% il Pil), un risultato migliore di quello registrato dalle altre grandi economie europee. I primi segnali di stabilizzazione dell’economia riflettono soprattutto il recupero del settore manifatturiero, al quale contribuisce il rilancio della domanda internazionale, e del settore delle costruzioni, che ha avuto una evoluzione molto positiva già dalla seconda parte del 2020, proseguita nel primo scorcio dell’anno in corso. È quanto emerge dal “Rapporto annuale 2021. La situazione del Paese” presentato oggi dall’Istat.
La crisi – viene ricordato – ha investito anche il mercato del lavoro: il calo dell’occupazione ha riguardato all’inizio principalmente i dipendenti a termine e gli indipendenti, poi anche i lavoratori a tempo indeterminato. A maggio 2021 gli occupati risultano in diminuzione di 735mila unità rispetto a prima dell’emergenza. La crisi sanitaria ha penalizzato particolarmente i settori a prevalenza femminile. Di conseguenza le donne hanno sperimentato una diminuzione marcata dell’occupazione nel 2020, ma hanno beneficiato di più del recente recupero. Nel caso dei giovani, il calo dell’occupazione nei primi mesi della pandemia è stato particolarmente marcato e, nonostante la dinamica molto positiva registrata nei primi mesi del 2021, lo svantaggio rispetto alle altre età è molto ampio.
Oltre ad aver determinato nel 2020 una caduta complessiva del monte retributivo del 7,6% (+1,6% nel 2019), la crisi ha compromesso in molti casi la solidità delle imprese. L’impatto economico è stato eterogeneo tra le diverse aree del Paese. Le più penalizzate sono quelle a maggiore vocazione turistica, senza grandi differenze tra nord e sud del Paese. Risultano a elevato rischio operativo anche imprese a grande rilevanza locale che nel periodo pre-crisi presentavano una elevata intensità di investimenti e forti connessioni produttive con altre unità. Avere attuato strategie positive nel periodo pre-crisi, viene spiegato, ha favorito la capacità di resistere alle conseguenze della pandemia. Per i settori industriali, emerge la rilevanza degli investimenti in Ricerca e Sviluppo/digitalizzazione, di una produttività superiore alla media settoriale e di avere perseguito il miglioramento qualitativo del capitale umano: tali fattori accrescono la probabilità di risultare Solide, rispettivamente, di 10,0, di 6,9 e di 9,2 punti percentuali. La digitalizzazione avanzata ha permesso una maggiore reattività alla crisi: solo il 4,1% delle imprese digitalmente mature ha ridimensionato le attività, contro quote più che doppie di imprese nelle altre categorie. Nel corso del 2020 il lavoro a distanza è cresciuto molto, sospinto da una ampia diffusione degli investimenti nelle tecnologie di comunicazione interna. Gli addetti in telelavoro sono passati da meno del 5% a gennaio 2020 al 20% di marzo 2020 (37% per le grandi imprese), segnalando la possibilità che il processo diventi irreversibile.

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