“Nell’olio dell’unzione siamo costituiti, pur nelle nostre fragilità, come portatori di un messaggio più grande di noi. L’unzione trasforma il nostro corpo di carne in tempio dello Spirito Santo e, rispettando la nostra libertà, trasforma i limiti in possibilità di recuperare noi stessi e gli altri”. Lo ha detto, durante la Messa crismale, il vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi aggiungendo che “la consacrazione del Signore è la consacrazione della nostra fragilità. Può apparire assurdo, ma il Signore consacra il nostro nulla, il nostro limite. Pensiamo quanto è ‘folle’ questo Dio che viene a consacrare la nostra insignificanza. Quello che ha sperimentato sulla propria pelle Davide, che non rispecchiava in alcun modo i canoni della regalità, eppure il Signore sceglie lui. E nonostante le sue cadute e i suoi limiti, il Signore ha costruito attraverso Davide, in forza di quell’unzione originaria, la nostra storia di salvezza”. “Noi fra poco rinnoveremo le nostre promesse sacerdotali”, ha detto il presule spiegando che “rinnoveremo il nostro sì al Signore che è sempre fedele. La celebrazione di oggi è celebrazione della fedeltà del Signore. Noi sacerdoti e vescovi pronunciamo un sì certamente convinto, ma segnato inevitabilmente dal tarlo delle nostre insufficienze, delle nostre scelte sbagliate, delle nostre promesse che non riusciamo a realizzare, dai nostri desideri che spesso non sono secondo il cuore di Dio”. “Siamo chiamati – ha proseguito mons. Parisi – a tessere tra noi relazioni di fraternità, in forza dell’olio con cui siamo consacrati. E la fraternità tra di noi nasce dalla consapevolezza che il Signore esercita continuamente con noi il suo perdono, la sua misericordia e il suo amore”. “Quando uno perdona non dà soltanto sollievo all’altro, ma dà linfa vitale di serenità alla sua stessa vita”, ha quindi concluso.