Forum mondiale della democrazia: Alina Mykhailova, 28 anni, ucraina, “dopo questo incontro tornerò al fronte e imbraccerò il fucile”

(Foto coe.int)

“L’opportunità mancata della democrazia nella Federazione russa” è stato il tema di una delle tavole rotonde del secondo giorno del Forum mondiale della democrazia in corso a Strasburgo. Tra i relatori Nato Khasaya, una giovane russa di origini georgiane, che vive a Mosca e studia filosofia: “Escludere la Russia dalla comunità globale è un errore pericoloso”, ha affermato Khasaya. Perché molti di quelli che hanno lasciato il Paese in opposizione a Putin, “sono giovani e hanno bisogno di sostegno”. E anche in Russia, “la società civile è giovane e ha bisogno di strumenti e capacità per costruire la democrazia”. La giovane ha evidenziato come la reazione forte dell’Occidente rispetto alla guerra in Ucraina e non sia stata altrettanto decisa in altre occasioni (e ha citato la guerra in Georgia nel 2008). “Perché la democrazia funzioni, dobbiamo essere leali ai nostri obiettivi ed essere oggettivi, a prescindere da quale sia il popolo che soffre, perché la democrazia è universale”, la lezione da apprendere, secondo la giovane russa che con la voce commossa ha concluso il suo intervento con parole di stima per “il coraggio del popolo ucraino, che sta lottando per difendere la propria democrazia”, un coraggio che “è di ispirazione anche per noi. L’Ucraina stia costruendo una nuova democrazia per tutti noi. Non potrà farlo da sola, quindi il nostro obiettivo è gestire questa crisi e lavorare insieme”.
Al Forum c’è una delegazione nutrita anche di giovani dall’Ucraina: “Mi chiamo Alina Mykhailova, ho 28 anni, sono un membro del consiglio comunale di Kiev e sono un soldato delle forze armate ucraine”, ha detto una giovane vestita in mimetica e con il basco. “Dopo che il Forum finirà, voi tornerete alla vostre case, famiglie amici, io invece andrò al fronte: invece del cappello indosserò un elmetto, anziché il microfono, nelle mani avrò un fucile”. E ha continuato: “Non tornerò da mia madre e dal mio cane perché il mio Paese è in guerra contro gli occupanti, i russi, che uccidono e torturano gli ucraini ogni giorno”. Alina ha poi ringraziato per la possibilità di parlare e di poter dire che “Putin non riconosce il nostro diritto di vivere nella nostra terra” e ha raccontato come tutto il popolo ucraino sia unito e coinvolto nel difendere la propria patria.

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