Scontri a Gerusalemme: Clementelli (Avsi), “cooperazione a dura prova per la violenza”

“Gerusalemme è una città militarizzata, presidiata da Polizia e militari israeliani, muoversi è difficile e molte persone, soprattutto della componente araba, evita di spostarsi dalla zona Est della città anche per andare a fare la spesa nei negozi della zona Ovest, ebraica. La tensione è palpabile e nessuno, che sia ebreo o arabo, adesso tende a valicare la propria zona di residenza”. È questa l’atmosfera che si respira nella Città Santa dove da giorni si registrano scontri tra squadre di estremisti ebrei e gruppi di arabi. Sullo sfondo l’escalation del conflitto a Gaza tra Hamas e esercito di Israele. A raccontarla al Sir da Gerusalemme Est, dove lavora, è Valentina Clementelli, responsabile dei progetti dell’ong Avsi in Cisgiordania e Gerusalemme. “La situazione qui a Gerusalemme è di una gravità estrema. A preoccupare, oltre al conflitto a Gaza con Hamas, è la striscia lunga di violenze urbane, di guerriglia che si sta diffondendo in diverse città israeliane dove vivono ebrei e israeliani. Un evento per certi versi inedito – spiega la cooperante – perché veniamo da decenni di convivenza tra ebrei e arabi israeliani”. Questi ultimi sono i discendenti di quei palestinesi, circa 160mila, rimasti sulla loro terra dopo la creazione dello Stato ebraico, nel 1948. Oggi rappresentano quasi il 20% della popolazione di Israele, circa 1,9 milioni di persone. “Stiamo assistendo ad attacchi da parte di squadre di estremisti ebrei, in gran parte coloni, e di gruppi di arabi, gli ultimi eventi si sono verificati ancora nel quartiere di Sheik Jarrah, situato non lontano dalla porta di Damasco (Gerusalemme Est) e da dove sono partiti gli scontri nei giorni scorsi. Abbiamo visto scorribande di coloni armati in quartieri di Gerusalemme Est, come Shuafat e Beit Hanina, abitati da arabi, devastando attività commerciali e strutture varie”.

Gli scontri e gli incidenti stanno pesando anche sui progetti di cooperazione. “Siamo messi a dura prova. La nostra sede Avsi a Gerusalemme Est – conferma Clementelli – è stata chiusa la scorsa settimana. Per il momento abbiamo sospeso, così come le altre ong presenti, tutti i movimenti tra Gerusalemme e Cisgiordania che ci avrebbero costretto a transitare per i check point e a metterci in potenziali situazioni di rischio. Stiamo elaborando piani di lavoro per verificare, attraverso i nostri partner locali, le condizioni dei nostri beneficiari in Cisgiordania per garantire la continuità dei progetti”. “Avsi – continua – è presente in Cisgiordania e Gerusalemme dal 1993 e siamo impegnati nei settori dell’educazione inclusiva, con una attenzione particolare alla disabilità che è una delle emergenze della Palestina. Essa è considerata uno stigma nella cultura locale. Tra Gaza e Cisgiordania si stimano possano esserci oltre 93mila persone con disabilità. Nelle scuole, attraverso il programma del sostegno a distanza, incentiviamo un modello educativo che tenga conto delle esigenze degli studenti con disabilità e un’offerta di corsi di formazione professionale per loro. Siamo impegnati anche nello sviluppo socio economico inclusivo, con molti progetti finanziati dalla Cooperazione italiana e anche dalla Regione Emilia Romagna, che vanno dal microcredito al sostegno nell’avvio di piccole imprese, passando per l’accesso al mondo del lavoro per le persone disabili e anche per le donne con azioni di advocacy”. “La speranza – conclude Clementelli – è che si arrivi presto alla fine della violenza così da permettere un graduale ritorno alla normalità e alla ripresa dei progetti di cooperazione”.

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