Missioni: p. Salerno (Servi dei poveri), “per distruggere la fame bisogna puntare sull’istruzione”

“Per distruggere la fame bisogna istruire. I poveri non si aiutano come si aiutano le galline dando da mangiare; i poveri sono esseri umani, sono persone intelligentissime”. Lo ha detto padre Giovanni Salerno, 82 anni, missionario e fondatore del Movimento “Servi dei poveri del Terzo mondo” raccontando a Gela la sua testimonianza dell’esperienza a Cuzco, in Perù, dove ha realizzato una cittadella di solidarietà. Il missionario ha incontrato nei giorni scorsi a Gela la comunità Sant’Antonio da Padova, dove tutto è nato negli anni ’80 assieme al gruppo missionario. Commozione per le sue parole affaticate dal peso dell’età e dalla malattia che lo ha reso ipovedente, mantenendo un animo giovane e instancabile. “Due anni fa abbiamo costruito il primo forno a legna, a 4mila metri – ha raccontato -. Per fare il pane da dare ai poveri e agli anziani abbandonati, la povera gente collabora cercando legna. Siamo lì, giorno e notte, dove non si conosce il pane, dove non esiste la sedia, la luce elettrica, si dorme a terra”.
Sua l’opera “voluta dal Signore” oggi nota come “Città dei ragazzi”, dove “non possiamo accettare i figli dei ricchi, perché a ricevere uno di loro rifiuteremmo un povero”, ha detto il missionario. Nelle sue parole la consapevolezza che “i ragazzi che assistiamo vincono sempre i concorsi e le borse di studio e oggi studiano, nelle migliori Università di Lima, Medicina e Amministrazione di impresa”. “Possono diventare dottori, medici e questo anche grazie al vostro aiuto silenzioso, continuo, umile”, ha aggiunto riferendosi alle donazioni che giungono dall’Italia.
Nel suo intervento, p. Salerno ha raccontato della visita, durante un pranzo, del presidente della Corte di Giustizia. “Ci ha riferito che vicino alla nostra casa avevano scoperto una gabbia dove uccidevano i bambini handicappati, mentre i loro organi venivano venduti in Europa. Ci ha chiesto di prendere quei bambini oggi assistiti dalle suore del Cottolengo. Vivono nelle culle e non arrivano mai al 28° anno di età. Ma fanno una morte santa, prima di morire sembra che vedano Gesù e muoiono sorridendo”. “L’unica soluzione per aiutare i poveri – ha concluso – sono i missionari”.

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