Coronavirus Covid-19: card. Turkson, “pandemia è tempesta perfetta”. Mettere in pratica il “cessate il fuoco”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“La riduzione dei conflitti è l’unica possibilità di ridurre le ingiustizie e le disuguaglianze”. Ne è convinto il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e presidente della Commissione Vaticana per il Covid-19, che durante la conferenza stampa dal titolo “Preparare il futuro, costruire la pace al tempo del Covid-19” ha accolto con  favore la recente approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di un cessate il fuoco globale, auspicata anche da Papa Francesco durante l’Angelus di domenica scorsa. “Non possiamo combattere la pandemia se ci combattiamo o ci stiamo preparando a combattere l’uno contro l’altro”, il monito del porporato, che ha definito un segnale positivo l’approvazione, da parte di 170 Paesi, dell’appello delle Nazioni Unite a mettere a tacere le armi. “Ma una cosa è chiamare o approvare una dichiarazione di cessate il fuoco, un’altra cosa è metterla in pratica”, ha precisato Turkson, secondo il quale “per farlo, dobbiamo congelare la produzione e il commercio di armi”. “Negli ultimi due decenni, la stabilità e la sicurezza internazionale si sono deteriorate”, l’analisi del cardinale: “Sembra che l’amicizia politica e la concordia internazionale cessino sempre più di essere il bene supremo che le nazioni desiderano e per il quale sono pronte a impegnarsi. Purtroppo, invece di essere uniti per il bene comune contro una minaccia comune che non conosce confini, molti leader stanno approfondendo le divisioni internazionali e interne. In questo senso, la pandemia, attraverso morti e complicazioni sanitarie, recessione economica e conflitti, rappresenta la tempesta perfetta!”.  “Abbiamo bisogno di una leadership globale che possa ricostruire legami di unità, rifiutando al contempo il capro espiatorio, la recriminazione reciproca, il nazionalismo sciovinista, l’isolazionismo e altre forme di egoismo”, l’appello sulla scia di quello lanciato lo scorso novembre dal Papa a Nagasaki per “rompere il clima di sfiducia” e prevenire “l’erosione del multilateralismo”. “Incontro, bene comune, nonviolenza”: sono questi, per il porporato, “i fondamenti della sicurezza umana”, perché “senza il controllo delle armi, è impossibile garantire la sicurezza” e “senza sicurezza, le risposte alla pandemia non sono complete”.

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