Lavoro: Ocse, per la crisi Covid-19 in Italia disoccupazione al 12,4% a fine 2020. Quasi 1,5 milioni di posti a rischio

“L’Italia è stato uno dei Paesi Ocse più colpiti dalle ricadute economiche del Covid-19: se si considera sia il margine estensivo (meno occupati) che quello intensivo (meno ore tra chi è rimasto al lavoro), l’impatto della crisi Covid-19 sull’Italia è stato tra i più forti nei Paesi Ocse per i quali sono disponibili dati con un calo del totale delle ore lavorate del 28% nei primi tre mesi della crisi”. È quanto emerge dall’Employment Outlook 2020 dell’Ocse.
Secondo previsioni dell’organizzazione con sede a Parigi, “per l’Italia, la disoccupazione, che a febbraio 2020 era ancora ben al di sopra del livello pre-crisi 2008, dovrebbe raggiungere il 12,4% a fine 2020, cancellando quattro anni di lenti miglioramenti. Se la pandemia sarà tenuta sotto controllo, la disoccupazione dovrebbe, poi, scendere gradualmente all’11% entro la fine del 2021, comunque ben al di sopra del livello pre-crisi”. “In caso di una seconda ondata pandemica a ottobre/novembre, la disoccupazione – prosegue il documento – aumenterebbe ulteriormente, con il rischio concreto di restare strutturalmente a livelli elevati nel medio e lungo periodo. In questo scenario, il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe ancora all’11,5% alla fine del 2021, vicino al picco registrato durante la crisi del 2008 e due punti percentuali più elevato rispetto a quello di fine 2019”.
“I Paesi Ocse, a partire dall’Italia, hanno adottato misure senza precedenti per sostenere il reddito dei lavoratori e introdurre o estendere programmi di cassa integrazione, che hanno visto un numero di richieste mai così elevato”. Ma, viene osservato, “con la ripresa delle attività economica, tuttavia, il pacchetto di misure preso al picco della crisi deve evolvere trovando il giusto equilibrio tra un rinnovato sostegno a chi è in difficoltà, l’accompagnamento delle inevitabili ristrutturazioni dove necessario e la creazione di nuovi posti di lavoro”. Per quanto riguarda il nostro Paese, il 49% dei lavoratori in Italia è occupato in lavori che richiedono un certo grado di interazione fisica. Elevati standard di sicurezza sul posto di lavoro restano quindi una priorità assoluta nei prossimi mesi”. Inoltre, “la cassa integrazione deve essere adattata in modo da dare a imprese e lavoratori i giusti incentivi a riprendere l’attività o a cercare un altro posto di lavoro”. Secondo l’Ocse, poi, “il divieto di licenziamento e i limiti all’assunzione di lavoratori con contratto a tempo determinato dovrebbero essere riconsiderati per evitare che l’aggiustamento si scarichi interamente sui lavoratori senza un contratto a tempo indeterminato”. Ancora, “l’accesso e il livello delle prestazioni di sostegno al reddito dovranno essere rivisti con l’evolvere della crisi, in particolare per evitare che le persone cadano in povertà”. Infine, “l’Italia deve agire rapidamente per aiutare i propri giovani a mantenere un legame con il mercato del lavoro, per esempio riprendendo e rinnovando significativamente il programma Garanzia giovani”.

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