Coronavirus Covid-19: p. Vianelli (Cei), “le famiglie si sono riscoperte chiese domestiche. Tornino a messa da protagoniste”

In queste settimane di lockdown la famiglia si è riscoperta “chiesa domestica” appropriandosi di “gesti ordinari facendoli diventare extra-ordinari perché abitati dalla presenza del Signore”; l’auspicio è che alla ripresa delle messe le famiglie tornino in chiesa “da protagoniste”. In un’intervista al Sir p. Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei, osserva che “il primo registro attivato dal lockdown è stata la preghiera: forme di preghiera familiare e interfamiliare attraverso piattaforme come Zoom che consentono, ad esempio, la contemporanea partecipazione di diverse famiglie alla recita del rosario”. E poi i gesti: “Cominciare a chiedersi scusa o fare il pane azzimo per poterlo spezzare la domenica di Pasqua ha fatto sì che una serie di atti che appartengano alla ferialità della famiglia – come fare il pane – siano divenuti ‘sacramentali’”. In queste settimane, secondo il responsabile dell’Ufficio Cei, “le famiglie hanno scoperto di essere immagine di una Chiesa che prega, fa catechesi rendendo ai figli ragione della propria fede, fa carità nei quotidiani gesti d’amore e di servizio. Cristo si rende presente nell’amarsi degli sposi, afferma il n. 73 di Amoris Laetitia; pertanto, in forza del sacramento delle nozze, nelle famiglie vi sono dei tabernacoli”. Certamente, la riflessione di p. Vianelli, “la chiesa domestica non vive senza Eucarestia, ma è grammatica per la chiesa grande. Sarà importante, quando ci torneremo, che questa esperienza possa essere riportata in chiesa”. Di cui l’auspicio che “le famiglie vogliano tornare a messa da protagoniste, che gesti simbolici ma significativi fatti a casa, come pregare insieme tenendosi per mano e guardandosi negli occhi, vengano compiuti anche in chiesa”.

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