“Il 60% del mondo delle persone con disabilità spesso è non verbale. Sono persone con disturbi da neurosviluppo oppure con danni neurologici nella parte verbale”. Così suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei, nel suo intervento alla tavola rotonda pomeridiana del II Incontro nazionale dei referenti territoriali del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, in corso a Roma. Per la religiosa, “generare relazioni autentiche significa formare una comunità, formare i caregiver, formare le stesse persone con disabilità intellettiva”. Al centro della riflessione, la necessità di ripensare i modelli di safeguarding oltre la segnalazione: “Serve un’accessibilità alla informazione, all’accompagnamento”. Suor Donatello richiama un nodo decisivo: “Quanti nostri testi, siti siano accessibili, pensati per tutti, pensati per chi ha una disabilità sensoriale, per chi ha una disabilità intellettiva”. Necessaria anche un’accessibilità fisica dei centri di ascolto: “Spero che tutti i centri di ascolto non abbiano barriere fisiche”. In chiusura, il riferimento a Giovanni Paolo II, che riconobbe la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità “come parte integrante della dignità umana”.