Terra Santa: Gerusalemme, dal 20 al 26 aprile Settimana di preghiera per le vocazioni. Card. Pizzaballa, “vocazioni siano vissute come una responsabilità condivisa”

In vista della Settimana di preghiera per le vocazioni (20-26 aprile), il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, ha indirizzato una lettera alla diocesi patriarcale, invitando l’intera comunità ecclesiale a vivere questo appuntamento come un tempo di ascolto, discernimento e corresponsabilità, nel cuore del tempo pasquale. Riprendendo la recente Lettera sulle vocazioni di Papa Leone XIV, il cardinale evidenzia che “una chiamata nasce da un contesto specifico e non da un ambiente mitologico. Così le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata nascono dal contesto di una comunità cristiana, in cui persone e famiglie generano ambienti di fede e preghiera. Le nostre comunità non sono perfette né ideali, e nemmeno le nostre vocazioni. Possiamo imparare a scoprire queste realtà e accoglierle così come sono, perché è in questi contesti che possiamo arrivare ad ascoltare la voce di Dio nelle nostre vite”. L’ascolto della voce di Dio chiede preghiera, “silenzio interiore e accompagnamento spirituale”. Da qui deriva una serie di indicazioni concrete date alle parrocchie dal patriarca per vivere in modo unitario la settimana di preghiera: “In tutte le messe feriali e domenicali è chiesto di inserire una specifica intenzione per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata; è inoltre suggerita un’adorazione eucaristica diocesana per le vocazioni, presieduta dai rispettivi vicari patriarcali. A livello parrocchiale, la Domenica del Buon Pastore viene indicata come il momento culminante del cammino, con semplici tempi di adorazione o di preghiera comunitaria. Particolare attenzione è richiesta anche agli incontri dei giovani, dei chierichetti, degli scout e alla partecipazione delle scuole cattoliche”. L’obiettivo, precisa il card. Pizzaballa, “non è moltiplicare le iniziative”, ma aiutare l’intera diocesi a pregare insieme, in modo semplice e intenzionale, perché le vocazioni siano vissute come una responsabilità condivisa”.

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