Tutela dei minori: mons. Alí Herrera (Pontificia commissione), “un atto di giustizia e di profonda umanità”

“Il rispetto della vulnerabilità non è un’operazione di classificazione giuridica né un esercizio accademico. È un atto di giustizia e, insieme, di profonda umanità”. È quanto ha dichiarato mons. Luis Manuel Alí Herrera, segretario della Pontificia commissione per la tutela dei minori, intervenendo questa mattina al II Incontro nazionale dei Servizi territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei (Conferenza episcopale italiana), in corso a Roma sul tema “Rispetto. Generare relazioni autentiche”. Al centro della sua relazione, il percorso di studio sulla vulnerabilità avviato dalla Commissione, che propone un cambio di prospettiva: non “chi è vulnerabile”, ma “quando e come una persona diventa vulnerabile”. Una distinzione che il presule ha ricollegato alle parole di Papa Leone XIV, il quale – nel discorso alla Plenaria della Commissione del 16 marzo scorso – ha sostituito per tre volte la formula “adulti vulnerabili” con “persone in situazioni di vulnerabilità”. “Per un Papa canonista, questa scelta di linguaggio non può essere casuale”, ha sottolineato. Il Gruppo di studio individua tre elementi ricorrenti in ogni abuso in contesto ecclesiale: una relazione asimmetrica, un’azione che sfrutta consapevolmente tale asimmetria e l’impossibilità della vittima di resistere. Si legge nel discorso di Leone XIV alla Commissione che la tutela “non è un ambito isolato della vita ecclesiale, ma una dimensione che permea la cura pastorale, la formazione, il governo e la disciplina”.

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