Tutela dei minori: Griffini (Sntm), “la Chiesa sia luogo di guarigione, non di vulnerabilità aggiunta”

“La vulnerabilità è la caratteristica tipica umana di essere esposti alle ferite della vita. Ma questa stessa possibilità esclude che si sia auto-centrati, condannati a una presunta autosufficienza individuale”. Lo ha affermato Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei (Sntm), intervenendo questa mattina al II Incontro nazionale dei referenti territoriali, in corso a Roma. Al centro della relazione, la proposta di sostituire la definizione di “adulto vulnerabile” con quella di “persone in condizioni di vulnerabilità”: “Tale scelta terminologica non è meramente formale, ma teologica e scientifica: permette di onorare la vulnerabilità come tratto ontologico dell’essere umano ed evita il rischio di colpevolizzare la vittima”. Griffini ha quindi distinto tre tipologie di vulnerabilità – individuale, sociale e situazionale – e richiamato la responsabilità di chi esercita l’autorità ecclesiale: “Chi occupa la posizione superiore deve avere la consapevolezza profonda che la propria parola, il proprio carisma e la propria autorità hanno un peso specifico enorme, capace di condizionare, nel bene o nel male, la vita altrui”. La comunità cristiana, ha concluso, “può effettivamente diventare un luogo profetico in cui anche le persone che hanno subito ferite in altri contesti possano trovare un percorso possibile di guarigione”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo