“Un anno fa, proprio in questi giorni, fra la solennità di Pasqua e la festa dell’evangelista Marco, nostro patrono, ci lasciava Papa Francesco. Due anni fa, nello stesso periodo dell’anno, avevamo avuto la gioia di accoglierlo qui a Venezia per una visita indimenticabile; tutti ricordiamo il suo sorriso e la sua grande amabilità, insieme ai segni della sofferenza fisica presenti sul suo volto”. Così mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, ricorda Papa Francesco, a un anno dalla morte – 21 aprile 2025 –, in un editoriale per il settimanale diocesano “Gente Veneta”.
Della presenza di Papa Francesco a Venezia “rimangono vivi alcuni momenti incancellabili: il colloquio con le detenute nel carcere della Giudecca, l’incontro con gli artisti del padiglione della Santa Sede per la Biennale ma, soprattutto, il festoso e vivace dialogo con i giovani veneziani e veneti alla Salute e l’indimenticabile celebrazione eucaristica in una piazza San Marco gremita; sul finire, la breve e toccante sosta in preghiera nella basilica davanti alle spoglie dell’evangelista Marco”, sottolinea il patriarca ricordando l’invito di Papa Francesco a ogni giovane: “Per favore, dipingi di Vangelo le strade della vita! Alzati e vai”. “Oggi rileggiamo questo monito come un invito per tutti noi ad iniziare o a riprendere un percorso di vocazione e missione per la Chiesa di Venezia incamminata, ormai, verso la celebrazione del prossimo Anno marciano”, commenta mons. Moraglia.
Tra i motivi per essere grati a Papa Francesco il patriarca ne ricorda due: “Innanzitutto l’esortazione costante ad abbandonarsi, con fiducia e spirito di conversione, alla misericordia di Dio. E poi quella sua capacità evangelica di mettere al centro gli ultimi e i piccoli, ossia chi è facilmente messo da parte, tra le periferie e gli scarti di un mondo che privilegia successo, ricchezza, efficienza, forma fisica e bellezza”.
Francesco, aggiunge, “dialogava con tutti, ma soprattutto portava tutti nel cuore e desiderava che ogni uomo fosse raggiunto dall’annuncio del Vangelo, il che presuppone l’amore alla verità. Sì, perché la misericordia – a cui sempre richiamava – non prescinde mai dalla giustizia e dalla pace”.
Il patriarca, infine, rivolge “un pensiero di affetto filiale a Papa Leone XIV che il Signore ha voluto, dopo Francesco, alla guida della Chiesa. Il Signore lo sostenga nella testimonianza mite, coraggiosa ed instancabile del Vangelo e della pace che ne è il frutto oggi tanto atteso e desiderato. Di certo, dal cielo, anche il carissimo Papa Francesco lo sosterrà con la sua preghiera”.