“Beati gli operatori di pace! Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso”. Lo ha detto ieri il Papa, nell’incontro di preghiera per la pace a Bamenda, seconda città del Camerun visitata dopo la capitale Yaoundé. “Dio non ci ha mai abbandonato! In Dio, nella sua pace, possiamo sempre ricominciare!”, ha assicurato nella città dilaniata dalla violenza indipendentista. “Che tutti possiamo proseguire sulle strade del bene che portano alla pace!”, l’auspicio di Leone XIV, secondo il quale l’impegno per la pace a Bamenda, grazie al dialogo tra cristiani e musulmani, rappresenta “un modello per il mondo intero”. “I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire”, la denuncia del Papa: “Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”. Nella messa all’aeroporto di Bamenda Leone ha denunciato come “alle problematiche interne, spesso alimentate dall’odio e dalla violenza, si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo”. “Tutto questo rischia di farci sentire impotenti e di disseccare la nostra fiducia”, l’analisi del Papa: “Eppure, questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione”.