Tutela dei minori: don Angelelli (Cei), “fragilità e vulnerabilità non sono sinonimi, vanno tenute distinte”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

La distinzione di fondo è tra fragilità e vulnerabilità: un concetto che abbiamo approfondito in diversi anni di confronto. Per fragilità intendiamo una condizione antropologica costitutiva della persona, qualcosa che siamo e che non è in alcun modo identificabile con un limite o un difetto di funzionamento”. A sostenerlo è don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, che oggi pomeriggio è intervenuto alla tavola rotonda del II Incontro nazionale dei referenti territoriali del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, in corso a Roma. “La vulnerabilità – spiega il sacerdote – è quella condizione in cui la tua fragilità è messa a rischio. Qui passiamo non da una caratteristica, ma da una situazione: vulnerabile significa che qualcuno o qualcosa mi può fare del male”. Di qui il compito della pastorale della salute: “Creare le condizioni perché la vulnerabilità torni in una fragilità stabile, accettata, protetta”. Don Angelelli denuncia il dilagare di modelli sociali “sempre performanti, sempre vincenti, in realtà nessuno vive così, è una condizione disumana”, sottolineando come il rifiuto della fragilità stia generando “crescite esponenziali di atti autolesionistici e di tentativi di attuazioni suicidarie da parte soprattutto dei giovani”.

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