Il grande affare del gioco d’azzardo in Italia non conosce battute d’arresto e continua a crescere con pesanti ricadute sociali, economiche e sanitarie. A lanciare l’allarme è Libera, che ha elaborato i più recenti dati del Ministero dell’Economia, secondo cui nel 2025 la raccolta complessiva ha raggiunto i 165 miliardi e 344 milioni di euro, con un aumento del 5% rispetto al 2024.
A trainare la crescita è soprattutto il settore online, dove si è giocata una cifra pari a 100 miliardi e 880 milioni di euro, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente, quando la spesa si fermava a 92 miliardi e 102 milioni. Un’espansione che, secondo l’associazione, evidenzia una diffusione sempre più capillare dell’azzardo e una crescente esposizione delle persone più fragili. In valori assoluti, la classifica delle regioni dove si spende di più vede in testa la Lombardia, con 26 miliardi di euro, seguita da Campania (21 miliardi e 562 milioni), Lazio (17 miliardi e 449 milioni) e Sicilia (16 miliardi e 231 milioni). “L’aumento vertiginoso del gioco d’azzardo in Italia è un segnale gravissimo – sottolinea Libera – perché indica una deriva sociale che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le disuguaglianze e offrendo nuovi spazi di profitto alle organizzazioni criminali”. Ogni euro speso in azzardo, avverte l’associazione, è sottratto “alla dignità, alla cura, all’educazione e alla possibilità di costruire futuro”. Proprio la criminalità organizzata guarda con attenzione a un settore sempre più remunerativo. Secondo il dossier “Azzardomafie”, analizzando le relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia tra il 2010 e il 2024, risultano 147 clan coinvolti nel business dell’azzardo, tra circuiti legali e illegali, con l’intervento di 25 Procure antimafia. Da qui l’appello di Libera a una svolta radicale: una strategia nazionale che riduca l’offerta, limiti la pubblicità, protegga i territori e rafforzi il sostegno alle persone colpite da dipendenza. “Non è accettabile – conclude l’associazione – che la disperazione diventi un modello di business”.