Coronavirus Covid-19: Roma, al via domani il progetto europeo EuCare sugli aspetti più critici della pandemia

Si aprono domani a Roma presso l’Hotel Massimo D’Azeglio (fino al 12 novembre) i lavori del progetto europeo a guida italiana “EuCare: European cohorts of patients and schools to advance response to epidemics”, sugli aspetti più critici dell’epidemia da Sars-CoV-2. Due giorni di dibattito tra specialisti di 22 università, ospedali e centri di ricerca di diversi paesi volti a definire le misure contro il Covid e a far partire un lavoro destinato a svilupparsi nel tempo. Il ruolo delle varianti nel determinare il decorso clinico della patologia; il rapporto delle varianti del virus con i vaccini, i test sierologici e molecolari; la diffusione del virus in ambito scolastico e l’impatto delle misure di contenimento su studenti e insegnanti. Questi alcuni dei principali spunti oggetto di riflessione.
Lo studio si avvarrà di coorti di pazienti ospedalieri, inclusi i pazienti cosiddetti “long Covid”, coorti di operatori sanitari vaccinati e coorti di scuole in Europa, Kenya, Messico, Russia e Vietnam per un totale di oltre 2.600 pazienti Covid-19, 1.600 operatori sanitari e 26000 studenti e insegnanti seguiti in studi prospettici.
Tra gli obiettivi del progetto, concentrare gli sforzi sulla scuola. Bambini e adolescenti sono stati coloro che hanno sofferto maggiormente le chiusure, con conseguenze sia dal punto di vista sociale che didattico, nonché coloro che hanno ancora basse percentuali tra i vaccinati. “La società – spiega la coordinatrice del progetto Francesca Incardona – è stata colpita dal Covid-19 sotto diversi aspetti: uno di questi, in gran parte sottovalutato, è la scuola. Per studiarla abbiamo coinvolto anche gli studenti, attraverso una loro federazione europea, Obessu. Arruoleremo scuole in contesti socioeconomici diversi e valuteremo con un trial prospettico una metodologia di test salivare di gruppo, rapida ed economica”. “Studieremo anche gli aspetti psicologici delle misure di contenimento”, aggiunge Sara Gandini, epidemiologa presso l’Istituto europeo di oncologia. Allo studio partecipa anche l’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani.

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