Proteste in piazza: Fiasco (sociologo), “lo ‘spettacolo’ di conflittualità tra scienziati, comunicatori, istituzioni e politici ha indebolito la credibilità delle misure”

“Oggi manca l’azione partecipata di comunità che ha pesato, positivamente, sulle prime settimane della tragedia. Nella prima fase vi è stata una tensione morale collettiva che è stato un grande contenitore educativo e ha creato una koinè, un sentirsi veramente un popolo sulla stessa barca. Purtroppo, non si è avuta l’intelligenza di valorizzare tutto ciò: eppure, quell’azione di comunità ha accresciuto la reputazione dell’Italia sulla scena mondiale; è stato un comportamento sociale con riflessi positivi anche a livelli di valore economico. La prima fase, dunque, è stata esemplare”. Lo dice il sociologo Maurizio Fiasco, in un’intervista al sir, in cui riflette sulle manifestazioni e gli scontri che stanno percorrendo tutta l’Italia in questi giorni, come risposta alle nuove misure anti contagio adottate a livello nazionale e regionale. “Oggi manca – aggiunge l’esperto – la stessa autorevolezza, mancano i fattori che spingano alla replica di quella tensione morale collettiva perché si è indebolita la credibilità di fattori fondamentali”. Innanzitutto, precisa Fiasco, “il mondo scientifico ha messo in piazza il suo scontro di potere interno: invece di adottare un codice di autodisciplina per la comunicazione in pubblico, gli uomini di scienza si sono lasciati andare a polemiche di cortile in tutte le ore della giornata, su tutti i canali televisivi”. Inoltre, “pesa anche l’incontenibile narcisismo a esporsi in pubblico, quali protagonisti della difesa sociale, di molti conduttori, grandi firme del giornalismo, opinionisti di grido, che non sottopongono a nessun vaglio critico onesto le affermazioni che fanno. Anche questo comportamento causa danni perché intacca quella tensione morale collettiva che tanto ci ha fatto bene nei giorni della tragedia. Terzo fattore negativo è la conflittualità tra livelli dello Stato: comuni, regioni, governo, con i politici alla ricerca di visibilità”. Questo “spettacolo” di “conflittualità tra scienziati, comunicatori, istituzioni e politici ha indebolito la credibilità delle misure, ha insinuato il dubbio che ci siano interessi nascosti e reso discutibile il messaggio di allarme: così sono diventati poco credibili i comportamenti di responsabilità individuale e di preveggenza, in sostanza si è indebolita la tenuta morale del Paese”.

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