Tutela dei minori: don Grimaldi (cappellani carceri), “il carcere è un ambiente fragile, chi lo abita è vulnerabile”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Attualmente nelle carceri italiane abbiamo circa 63mila detenuti. Possiamo identificare quali possono essere le fragilità e la vulnerabilità dei detenuti, ma dobbiamo leggerle attraverso l’ambiente in cui tanti di loro sono cresciuti: ambienti di famiglie distrutte, di grande povertà, di bassa cultura”. Si è espresso così don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane, nel suo contributo alla tavola rotonda pomeridiana del II Incontro nazionale dei referenti territoriali del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, in corso a Roma. Per don Grimaldi, “il carcere è un ambiente fragile, coloro che ci abitano sono fragili e vulnerabili”, con una criticità crescente nel mondo giovanile: “Fino a qualche anno fa erano 14 gli istituti penali per minori, oggi ne hanno aumentati altri quattro”. Preoccupa anche la situazione dopo la detenzione: “Alcuni detenuti alla vigilia della loro uscita dal carcere si sentivano non accolti dalla società e tanti di loro si sono tolti la vita per mancanza di speranza”. Di qui l’appello alle comunità cristiane: “È importante soprattutto che le nostre comunità parrocchiali siano luoghi di grande accoglienza verso coloro che hanno sbagliato”. La giustizia, conclude il sacerdote, “deve essere sempre accompagnata dalla misericordia, altrimenti fine a se stessa non è altro che una vendetta”.

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