“Quando la simulazione diventa norma, l’umana capacità di discernimento si atrofizza e i nostri legami sociali si chiudono in circuiti autoreferenziali che non ci espongono più al reale”. Lo ha spiegato il Papa, incontrando il mondo universitario nell’Università cattolica dell’Africa Centrale, a Yaoundé. “Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterità delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale”, l’analisi di Leone XIV: “Viviamo allora come dentro bolle impermeabili le une alle altre, ci sentiamo minacciati da chiunque sia diverso e ci disabituiamo all’incontro e al dialogo. Così dilagano polarizzazione, conflitti, paure, violenza”. “Non è in gioco un semplice rischio di errore, ma una trasformazione del rapporto stesso con la verità”, il monito: il ruolo dell’Università Cattolica in questo contesto, è “assumere una responsabilità di primo piano”, non limitandosi “a trasmettere conoscenze specialistiche”, ma preparando soprattutto i futuri dirigenti, i funzionari pubblici, i professionisti e gli altri futuri attori sociali “a svolgere con rettitudine gli incarichi che saranno loro affidati, a esercitare le loro responsabilità con probità, a inserire la loro azione in un’etica al servizio del bene comune”.