Libano: card. Rai (patriarca maronita) a Jezzine dopo la tregua, “la terra seme di speranza per restare e ricostruire”

(Foto Ordine Malta)

A poche ore dall’entrata in vigore della tregua di dieci giorni tra Israele e Libano, annunciata dal presidente Usa Donald Trump, il patriarca maronita, card. Béchara Boutros Raï, ha raggiunto questa mattina la regione di Jezzine, nel sud del Paese, per portare un messaggio di speranza e vicinanza alla popolazione provata dalla guerra. A dare la notizia al Sir è Oumayma Farah, direttrice della comunicazione dell’Ordine di Malta in Libano, che spiega: “La visita era prevista da tempo, ma assume oggi un significato particolare perché avvenuta poche ore dopo il cessate il fuoco. Il patriarca ha portato un messaggio di speranza e di perseveranza, invitando la gente a restare nella propria terra”. Jezzine, storicamente considerata la “porta cristiana” del sud, è una regione segnata da conflitti e occupazioni, che negli anni ha accolto anche numerosi sfollati.

Qui il patriarca ha visitato e benedetto il Centro agroumanitario dell’Ordine di Malta a Kfar Talus, progetto avviato due anni fa proprio dallo stesso cardinale. “Non è solo un programma umanitario, ma di sviluppo – sottolinea Farah –. L’iniziativa punta, infatti a sostenere l’agricoltura locale, favorendo sicurezza alimentare ed economica, condizioni essenziali per permettere alle famiglie di restare nei propri villaggi. Finora sono stati sostenuti circa 15mila agricoltori, con l’obiettivo di ampliarne il numero nei prossimi mesi”. Nel suo intervento, il patriarca Rai ha ribadito il valore profondo della terra: “La terra è la fonte della nostra identità, dei nostri valori e della nostra etica. Tornarvi – ha spiegato – non è solo una scelta economica, ma una via di salvezza che ricostruisce la persona e la società”. Il cardinale ha quindi indicato nell’agricoltura “una scuola morale, capace di contrastare corruzione e perdita di valori”, lodando l’impegno dell’Ordine di Malta che “riporta l’uomo alla politica della terra”. Un richiamo che si inserisce in un contesto segnato da fragilità ma anche da convivenza, come dimostrano i villaggi misti della zona, dove cristiani e musulmani condividono spazi e servizi. Durante la visita, il card. Rai ha benedetto anche un’unità medica mobile e una cucina comunitaria che distribuisce pasti agli sfollati, segni concreti di una solidarietà che non si è mai fermata. Non sono mancati, infine, un forte appello alla pace – “La pace è un dono di Dio all’umanità” – e l’auspicio che “la tregua possa reggere e aprire la strada a soluzioni durature. In una terra ferita, la scelta di restare e coltivare diventa così un atto di fede e di speranza per il futuro”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia