“Non temere, soltanto abbi fede. È una parola che non nasce in un momento tranquillo, ma nel mezzo di una crisi, di un dolore profondo. Gesù la rivolge a un padre che ha appena ricevuto la notizia più terribile: sua figlia è morta. Immaginiamo per un momento il cuore di quest’uomo: tutto è crollato, la speranza sembra finita. E proprio lì, in quel momento in cui ogni parola umana sembrerebbe inutile, Gesù interviene e dice: non temere. Non dice: non è successo nulla, non nega la realtà, ma invita a guardare oltre”. Lo ha detto ieri sera, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, durante la preghiera serale della Comunità di Sant’Egidio, il nuovo patriarca di Baghdad e di tutti i Caldei, Paul III sottolineando che “anche noi, nella nostra vita, conosciamo la paura: paura del futuro, della malattia, della solitudine, della perdita, e anche altre paure. A volte la paura entra silenziosamente, altre volte ci travolge come una tempesta. Spesso cerchiamo di combatterla con le nostre forze, con il controllo, con le sicurezze umane, ma la parola di Gesù ci indica un’altra via: non la forza, ma la fede. Solo abbi fede”. “Quante volte anche noi viviamo situazioni che sembrano morte: relazioni spezzate, speranze deluse, sogni infranti. E pensiamo: non c’è più nulla da fare. Ma Gesù ci invita a non fermarci alla logica della disperazione. La fede apre uno spazio dove Dio può agire, anche quando tutto sembra chiuso”. “Forse oggi – ha concluso -il Signore dice a ciascuno di noi, personalmente: non temere. Non temere per quella situazione che pesa nel cuore, non temere per il futuro che non riesci a controllare, non temere per quella ferita che sembra non guarire. Soltanto abbi fede. E questa fede si nutre nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nei sacramenti. Si rafforza quando ricordiamo le opere di Dio nella nostra vita, quando facciamo memoria dei momenti in cui lui ci ha già sostenuto”. Salutando il patriarca il presidente della comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha sottolineato che la Chiesa caldea è “molto legata alla Comunità e viceversa, la Comunità di Sant’Egidio è molto legata alla vostra Chiesa, che conosciamo da tanti anni, che abbiamo incontrato in Medio Oriente, in Iraq, in Libano, in Turchia, in tanti altri luoghi. E anche qui in Europa, naturalmente”. “Noi – ha aggiunto – preghiamo sempre per la pace. Come lei sa, la Comunità di Sant’Egidio sente come sua vocazione il ministero della pace, assieme all’amicizia con i più poveri, con i più deboli, in una vita di preghiera. E dunque il fatto che lei sia qui nel tempo di Pasqua è per noi un motivo per augurare una grande rinascita, un grande futuro alla vostra Chiesa, ai vostri fedeli”.