“Immaginate chi sta in redazione e arriva una scossa di 2.8, scrivete tre righe e le pubblicate. Fate lo stesso il giorno dopo e il giorno dopo ancora, fino a quando arriva il giorno in cui non lo fate più. Questo è il bradisismo nei Campi Flegrei, una sorta di ‘rantolo’ della terra, una serie di scosse che rappresenta una delle emergenze territoriali più complesse di tutta l’Europa”. Lo ha raccontato questa mattina don Doriano De Luca, vicedirettore di “Nuova Stagione” di Napoli, intervenendo al convegno Fisc “Pianeta in prima pagina. Cronisti del clima” in corso al Vigilianum di Trento. “Con il bradisismo abbiamo imparato a conoscere quattro trappole legate alla comunicazione – spiega –. La prima è l’allarmismo da scossa singola. Ma una scossa nei Campi Flegrei è altro rispetto a una analoga sull’Appennino”. Da qui la scelta delle parole per contestualizzare il fatto. “Di contro non bisogna cadere nella trappola dell’assuefazione, col rischio di smettere di raccontare questo fenomeno. L’assuefazione del giornalista diviene complice del silenzio della politica. Il bradisismo non va in ferie”. “C’è poi la necessità di raccontare di chi vive il rischio sulla propria pelle – aggiunge – senza che queste voci vengano filtrate, relativizzate o zittite dall’autorità che non vuole creare panico. La spettacolarizzazione del dolore è un’altra trappola da evitare. Il dolore va raccontato, ma con rispetto e con cornice. Non basta commuovere, bisogna spiegare. La competenza è un dovere etico”.