“Prevenire situazioni abusanti non può ridursi alla semplice reazione di protezione dei minori che subiscono o potrebbero subire abusi, ma richiede uno sforzo complessivo che dalla reazione passi alla pro-azione, per garantire ai più piccoli ambienti e relazioni sicure ed efficaci per crescere al meglio”. È uno dei passaggi centrali della relazione di Andrea Farina, coordinatore dell’Osservatorio salesiano per i diritti dei minori, svolta ieri nel corso del II Incontro nazionale dei referenti territoriali del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Cei, in corso a Roma. Per il relatore, “il safeguarding mette al centro il bene relazionale tra minore e adulto, le loro aspettative, la fiducia a non essere traditi proprio in quanto esseri in relazione”. Centrale anche il tema della formazione degli operatori pastorali, che “non può limitarsi solo a una fase iniziale, ma deve essere permanente” e deve lavorare “sulla consapevolezza che un’errata concezione di intendere il diritto in senso esclusivamente sanzionatorio ne impedisce la piena applicazione”. Farina ha quindi sottolineato che “condividere e consolidare una cultura del rispetto e della tutela dei più piccoli e vulnerabili in ambito comunitario aumenta progressivamente il senso della fiducia e rende più sicuri i luoghi delle attività parrocchiali”.