Migrazioni e Chiesa: Matarazzo (Pftim), “trasformare i processi di inclusione in autentici percorsi di evangelizzazione e di crescita umana condivisa”

“Il fenomeno migratorio non può più essere gestito come una mera parentesi emergenziale, ma va interpretato come un appello profondo a ridisegnare i confini dell’umano”. Lo ha detto Carmine Matarazzo, ordinario di Teologia pastorale alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (Pftim), Sezione San Tommaso d’Aquino a Napoli, dove è direttore del Biennio di specializzazione, intervenendo, a Napoli, alla seconda e ultima giornata del convegno “Migrazioni e Chiesa. Processi teologico-pastorali di inclusione”, organizzato dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (Pftim). Non si tratta semplicemente “di integrare chi arriva in un sistema preesistente, ma di attivare una dinamica di ascolto e ospitalità che trasformi l’identità stessa della comunità accogliente”. Attraverso la metafora del “convivio”, si propone “lo spazio teologico-pastorale quale luogo umano di mediazione interculturale dove le diverse sensibilità possano incontrarsi senza smarrire la propria appartenenza sociale, culturale, religiosa. La differenza viene elevata a valore ontologico: essa è il riflesso di una comunione che si nutre della pluralità, rendendo la Chiesa un laboratorio di cittadinanza e di fraternità universale”. La relazione mira a delineare una progettualità formativa capace di abitare la complessità del nostro tempo, offrendo alle comunità cristiane “strumenti concreti per trasformare i processi di inclusione in autentici percorsi di evangelizzazione e di crescita umana condivisa”.
Maria Luisa Iavarone, ordinario di Pedagogia sperimentale presso l’Università degli Studi di Napoli Parthenope, ha parlato di un’azione di integrazione nel contesto della piccola isola di Procida nel Golfo di Napoli, dove è stato accolto un gruppo di madri migranti con i loro bambini, tutte donne inizialmente provenienti dal sub-Sahara. Il progetto nominato “Aida – Accoglienza Isola di Arturo” è stato realizzato grazie al Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati finanziato dal Ministero dell’Interno – Dipartimento Libertà civili e promosso dal Comune di Procida insieme alla Società cooperativa Less.
Giuseppina Tumminelli, associata di Sociologia politica presso il Dipartimento di Scienze politiche e delle Relazioni internazionali all’Università di Palermo, ha analizzato la “funzione sociale e politica” che svolge l’istituzione universitaria nel contesto dei processi migratori contemporanei. Ha illustrato alcuni progetti che l’Università di Palermo realizza, come il “Centro Migrare” e i corridoi
universitari (Unicore). Attraverso le attività e le reti pubblico-private realizzate, “l’Università si vuole proporre come ponte nel Mediterraneo, ridefinendo il sapere quale motore etico per il superamento dei confini nazionali e per la costruzione di una società aperta”.

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