Ucraina: card. Sandri al Collegio San Giosafat, “solo con Gesù è possibile perdonare senza perdere la speranza chi compie il male”

Foto Collegio San Giosafat

“Noi vogliamo immaginare che chi compie il male non sappia quello che sta facendo”, ma “solo con Gesù è possibile una parola di perdono”. Lo ha detto nel tardo pomeriggio di ieri il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, che insieme all’arcivescovo segretario Giorgio Demetrio Gallaro e al sottosegretario don Flavio Pace, si è recato per un momento di preghiera e condivisione con i superiori e gli studenti del Pontificio Collegio San Giosafat, che ospita 50 seminaristi e sacerdoti ucraini borsisti dello stesso Dicastero.
I superiori, riferisce un comunicato appena diffuso, hanno partecipato ai vespri quaresimali e si sono poi si sono trattenuti a cena. Gli studenti del Collegio stanno vivendo momenti di preghiera sempre più intensa, anche di notte, proprio per intercedere per il dono della pace, e si sono messi a disposizione per la raccolta di aiuti, andando spontaneamente presso il Centro ucraino di Santa Sofia, in via Boccea, per contribuire agli aiuti umanitari, ma anche dislocandosi in alcune zone di Roma e vicine a Roma per incontrare gli ucraini o facilitare a livello linguistico il loro arrivo, ha raccontato il rettore p. Luis Caciano. 

Foto Collegio San Giosafat

“Anche in questo refettorio, guardando di fronte a me, a questa Madonna con il Bambino, con le braccia allargate – ha detto dopo la cena il card. Sandri – , mi è venuto in mente l’immagine del Papa che al termine dell’udienza generale ha preso tra le sue braccia e stretto a sé, e poi tenuto distesa, la vostra bandiera dell’amata Ucraina. La bandiera proveniente da Bucha. Una bandiera crivellata di colpi e intrisa del sangue dei morti”. Citando i vespri recitati n lingua ucraina, il porporato si è rivolto così agli studenti: “Ho affidato alla vostra voce la voce della mia preghiera, e mentre voi pregavate, mi sono venute al cuore alcune parole di Gesù, quelle anzitutto del grido di dolore del ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato’. E nello stesso tempo pensavo immediatamente alle altre parole di Gesù, ‘Padre che passi da me questo calice’, quasi a dire Signore basta, basta a questa ferita. Quasi in maniera irrispettosa davanti a Dio a dirti basta perché la sofferenza che ci riempie il cuore, è troppo, troppo forte, e non siamo più in grado di sopportarla. Ma alla fine della preghiera pensavo sicuramente alle parole ‘Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno’. Noi vogliamo immaginare che chi compie il male non sappia quello che sta facendo. Ma in ogni caso – ha concluso Sandri – vogliamo imparare da Gesù anche una possibile parola di perdono senza perdere la speranza. Solo con Lui questo è possibile, da noi stessi neanche ce lo chiederemmo e non sarebbe comunque possibile donarlo”.

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